EmDrive
in foto: Sperimentazione del motore EmDrive.

Si chiama EmDrive e dovrebbe essere il motore che potrebbe mandarci nello Spazio senza consumare carburante. Il brevetto di Roger Shawyer sarebbe stato presentato all'Ufficio di proprietà intellettuale del Regno Unito, dopo precedenti tentativi. Ecco i principali problemi:

  1. Non è stata pubblicata nessuna verifica ufficiale;
  2. Violerebbe diverse leggi fisiche riguardanti la conservazione dell'energia.

Come funzionerebbe EmDrive? Esisterebbero diverse versioni, l'ultima consisterebbe in un super conduttore in grado di effettuare cambi di frequenza nelle onde elettromagnetiche, le quali si propagano nel cono del motore. Tutto questo incrementerebbe notevolmente la spinta. Nonostante quei parrucconi disfattisti dei fisici, la Nasa garantirebbe il funzionamento del motore, ma per qualche ragione a noi ignota non fa nulla per impedire al suo inventore di chiedere il riconoscimento del brevetto in Gran Bretagna.

Col motore di Shawyer su Marte in 70 giorni?

L'invenzione conquista presto buona parte dei media di divulgazione scientifica, anche in Italia. Peccato che l'istituto americano preposto per verificare il funzionamento sia l'Aiaa (Istituto americano di aeronautica e astronautica), ed i risultati non verranno pubblicati prima di dicembre.

Il misterioso test della Nasa. A parlare di una verifica positiva da parte della Nasa è il "ricercatore indipendente" José Rodal. Il suo articolo risale al 29 aprile 2015. Un mese dopo su Popular mechanics viene pubblicato un articolo ben documentato e decisamente critico. Se si cerca qualche approfondimento nel sito ufficiale della Nasa si viene rimandati alle ricerche sul motore a curvatura.

Violazione delle leggi fisiche. Al momento non vi è affatto una chiusura a riccio – come testimonia la disponibilità da parte degli enti competenti alla verifica – tuttavia il principale problema riguardo a questo motore fantascientifico è la violazione della Legge di conservazione dell'energia. Stando a quanto lo stesso Shawyer riporta, al momento – per come è stato presentato il progetto – non sussistono dati sufficienti a confermare il funzionamento del motore. L'EmDrive produrrebbe molta più quantità di spinta dell'equivalente energia spesa nella propulsione dei fotoni, facendolo come in un sistema chiuso e senza radiazione emessa. L'espulsione di propellente sarebbe inoltre quasi nulla. In che modo quindi verrebbe bilanciata la quantità di moto guadagnata?

Nessuna cospirazione in atto. Difficilmente possiamo ipotizzare un complotto da parte dell'intera comunità dei fisici, senza contare che un reale funzionamento porterebbe sconvolgimenti positivi nelle nostre conoscenze scientifiche, tali da farci raggiungere i pianeti del Sistema solare in tempi notevolmente ridotti.

I risultati dello studio finalmente pubblicati

L'articolo poi pubblicato da Harold White e colleghi è stato infine pubblicato sul Journal of propulsion and power. Nonostante sia stato rilanciato con grande entusiasmo non dimostra il funzionamento del motore così come è stato descritto. Marco Casolino su Scientificast ne ha analizzato i dati constatando la correttezza tecnica delle misurazioni – condizione necessaria per superare la peer-review – ma questi non dimostrano assolutamente nulla di definitivo:

L’articolo riporta misure che possono essere riprodotte o smentite secondo il metodo scientifico. Ora che ci sono dei dati e degli esperimenti a cui rifarsi non mancheranno altri ricercatori che verificheranno (o molto più probabilmente smentiranno) le affermazioni di White.

Questo non determina certo una chiusura a priori da parte della comunità scientifica. Studi come questo dimostrano che bisogna sempre avere la mente aperta ed essere disponibili a rimettere in discussione le proprie certezze, anche quando si mettono in gioco le stesse leggi fisiche. Purché la mente non sia così aperta da farci cascare il cervello per terra. Per maggiori approfondimenti segnaliamo anche l'analisi critica dell'astronomo Scott Manley.