Credit: NRAO/AUI/NSF; Dana Berry/SkyWorks; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)
in foto: Credit: NRAO/AUI/NSF; Dana Berry/SkyWorks; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Nel cuore dell'ammasso di galassie Abell 2597, sito a un miliardo di anni luce dal nostro pianeta, c'è un gigantesco buco nero che agisce come la pompa di una fontana, proiettando nello spazio immensi flussi di gas che si raffreddano e ricadono indietro per dar vita a un nuovo ciclo. L'affascinante fenomeno astronomico è stato intercettato da un team di ricerca internazionale guidato da studiosi dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, grazie al “fiuto” di alcuni sensibilissimi strumenti.

Gli astronomi, coordinati dal professor Grant Tremblay, hanno osservato per la prima volta la “pioggia” di particelle fredde nel 2016 grazie all'Atacama Large Millimeter / submillimeter Array (ALMA), un radiointerferometro composto da 66 antenne. Principalmente hanno individuato molecole di monossido di carbonio con temperature di -250°/-260° centigradi, mentre ricadevano verso il “cuore di tenebra”. Grazie a ulteriori analisi con lo strumento MUSE del Very Large Telescope e col Telescopio Spaziale Chandra della NASA (che opera nei raggi X), Tremblay e colleghi non solo hanno individuato il getto caldo proiettato dal buco nero che dava origine alla "pioggia", ma anche che si trattava di un unico processo. Afflussi e deflussi di getti di gas erano stati già osservati separatamente in precedenza; questa è la prima volta in cui la “fontana galattica” sarebbe emersa nella sua interezza.

Credit: (ALMA (ESO / NAOJ / NRAO), Tremblay et al .; NRAO / AUI / NSF, B. Saxton; NASA / Chandra; ESO / VLT)
in foto: Credit: (ALMA (ESO / NAOJ / NRAO), Tremblay et al .; NRAO / AUI / NSF, B. Saxton; NASA / Chandra; ESO / VLT)

“Questo è probabilmente il primo sistema in cui troviamo una chiara evidenza sia dell’afflusso di gas molecolare freddo verso il buco nero che del deflusso o sollevamento dovuto ai getti proiettati dal buco nero. Il buco nero supermassiccio al centro di questa gigantesca galassia si comporta come una pompa meccanica in una fontana”, ha dichiarato il professor Tremblay. Il buco nero naturalmente non “vomita” nulla, dato che la sua enorme attrazione gravitazionale non fa sfuggire nemmeno la luce. I getti di gas provengono dal suo disco di accrescimento, che vortica nei paraggi dell'oggetto celeste mentre si nutre. Una parte del materiale particellare non finisce inghiottito, ma viene indirizzato verso i poli, probabilmente seguendo le linee del campo magnetico, ed è a quel punto viene proiettato quasi alla velocità della luce nello spazio profondo. I getti del gigante nel cuore di Abell 2597 si spingono per oltre 30mila anni luce. Il gas allontanandosi si raffredda e condensa, precipitando di nuovo verso il buco nero, che lo attrae per dare inizio a un nuovo, spettacolare ciclo. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal.