Entro un solo anno dal lancio del super Telescopio Spaziale James Webb (JWST), attualmente previsto per marzo 2021, potremmo scoprire se i pianeti del sistema TRAPPIST-1 abbiano un'atmosfera o meno. In caso affermativo, otterremmo anche i dati sulla sua composizione. Si tratta di informazioni preziosissime poiché tre dei sette pianeti del sistema TRAPPIST-1, la cui scoperta fu annunciata dalla NASA il 22 febbraio del 2017, si trovano nella zona abitabile della propria stella. In parole semplici, questi esopianeti potrebbero ospitare acqua liquida sulla superficie ed essere abitabili, dunque essere dei veri e propri gemelli della Terra. Ovviamente potrebbero essere anche già abitati da vita aliena. A renderli ancor più interessanti questi il fatto che si trovano a “soli” 39 anni luce dalla Terra, incastonati nella costellazione dell'Acquario. È una distanza enorme e ancora non raggiungibile (in tempi umani) con l'attuale tecnologia, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

L'occhio del super telescopio. Il costosissimo Telescopio Spaziale James Webb è uno degli strumenti più attesi dalla comunità scientifica, proprio perché in grado di rilevare le atmosfere degli esopianeti o pianeti extrasolari. Potrebbe in pratica aiutarci a trovare una nuova Terra nello spazio profondo. Il nostro pianeta, se non lo renderemo invivibile prima, è del resto destinato a “morire” tra 5 miliardi di anni, al termine del ciclo vitale del Sole. Se l'umanità vorrà sopravvivere, dunque, in un lontanissimo futuro sarà destinata ad abbandonare la Terra. Ovviamente l'analisi delle atmosfere degli esopianeti non ci aiuta solo a intercettare quelli abitabili dall'uomo, ma anche quelli probabilmente già abitati da specie aliene.

Solo un anno. A dimostrare che potrebbe bastare un solo anno al JWST per determinare la presenza di atmosfere sui pianeti di TRAPPIST-1 è stato un team di ricerca composto da tre studiosi del NASA NExSS Virtual Planetary Laboratory e del Dipartimento di Astronomia e Astrobiologia dell'Università di Washington. I ricercatori, coordinati dal dottor Jacob Lustig-Yaeger, attraverso simulazioni basate sulle capacità del super telescopio indicano che basteranno appena dieci transiti per intercettare le possibili atmosfere degli esopianeti, dati che potrebbero essere raccolti già entro il 2022.

Come funziona la tecnica del transito. Durante un transito, cioè il passaggio del pianeta innanzi alla stella, lo spettrografo vicino all'infrarosso del telescopio spaziale può analizzare come la luce emessa dall'astro viene modificata mentre attraversa la potenziale atmosfera del pianeta. Lo spettro della luce che ne deriva cambia in base agli elementi presenti, ed è proprio in questo modo che sarà possibile descrivere nel dettaglio le atmosfere degli esopianeti. Nel caso in cui le loro atmosfere fossero molto spesse e dense di nubi come su Venere, per caratterizzarle potrebbero volerci 30 transiti, dunque il triplo del tempo. Si tratta comunque di tempistiche ragionevoli per quella che potrebbe essere una delle scoperte scientifiche più sensazionali nella storia della ricerca. Del resto, sapere che lontano dalla Terra c'è un mondo con ossigeno, acqua liquida e una temperatura gradevole potrebbe accelerare la ricerca di sonde e mezzi progettati per l'esplorazione. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Astronomical Journal e consultabili su arXiv.