Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

La NASA ha compiuto un affascinante esperimento con due piccoli veicoli spaziali (chiamati CubeSat) alimentati ad acqua, dove uno dei due ha impartito l'ordine all'altro di attivare il propulsore e avvicinarsi. Il tutto è avvenuto nell'orbita bassa terrestre lo scorso 29 giugno, ma l'Agenzia aerospaziale americana ha annunciato solo ad agosto la riuscita del test, progettato in seno allo Small Spacecraft Technology Program (SSTP). Si tratta di un programma volto a sviluppare nuove tecnologie per i futuri “sciami di robot” governati dall'Intelligenza Artificiale, alla base delle future e ambiziose missioni di esplorazione spaziale.

L'esperimento. I CubeSat tecnicamente sono piccoli e "semplici" satelliti che non superano il peso di 1,5 chilogrammi, progettati per condurre innumerevoli esperimenti nello spazio. Non li usano solo le università e altri istituti di ricerca, ma anche agenzie spaziali come la NASA, che possono sfruttarli per test a buon mercato. I protagonisti del nuovo esperimento avevano le dimensioni di una piccola fotocamera, e come indicato si trovavano nell'orbita bassa terrestre, alla distanza di 9 chilometri l'uno dall'altro. Il team OCSD (Optical Communications and Sensor Demonstration) della NASA aveva impostato che uno dei due fosse il veicolo leader, e potesse impartire ordini all'altro in radiofrequenza. Può sembrare un esperimento poco entusiasmante, ma in realtà la comunicazione tra piccoli oggetti in grado di muoversi e coordinarsi autonomamente nello spazio è cruciale per le future missioni. Il CubeSat leader ovviamente non ha fatto tutto di “testa propria”, ma aveva ordini preimpostati decisi dal centro di controllo. Dopo aver impartito il comando al veicolo gemello, il satellite subalterno ha acceso i suoi rivoluzionari propulsori che utilizzano acqua come carburante, e ha iniziato a spostarsi correttamente in direzione del compagno. L'acqua è stata convertita in vapore acqueo ed espulsa alle spalle del veicolo, al fine di ottenere la spinta necessaria.

Sciami di robot. Sciami di robot in grado di muoversi in autonomia e cooperare fra loro saranno fondamentali per le prossime missioni spaziali su Marte, sui satelliti di Giove e Saturno e in altri contesti del Sistema solare, ma anche al di fuori di esso, quando avremo le tecnologie per raggiungere (in tempi umani) lo spazio profondo. Se ad oggi veicoli spaziali come il rover Curiosity vengono governati completamente dall'uomo, in futuro simili robot potrebbero fungere da “nave madre” per trasportare sciami di droni, con l'obiettivo di esplorare e analizzare mondi alieni spinti dall'intelligenza artificiale. Il super drone “Dragonfly” della NASA che verrà inviato su Titano avrà in dote alcune caratteristiche di questa rivoluzionaria tecnologia di volo autonomo.