Credit: Rui Diogo, Natalia Siomava and Yorick Gitton
in foto: Credit: Rui Diogo, Natalia Siomava and Yorick Gitton

Muscoli da rettile sono stati individuati nelle mani degli embrioni umani dalla settima alla tredicesima settimana. Si tratta dei dorsometacarpali, presenti appunto in rettili come gechi e lucertole, che i nostri antichi antenati persero 250 milioni di anni fa quando ci fu la transizione dai rettili sinapsidi ai mammiferi. In parole semplici, si tratta di strutture anatomiche – dette ataviche – legate ai processi evolutivi che ci hanno permesso di diventare ciò che siamo oggi, e le cui vestigia compaiono durante la maturazione embrionale e  scompaiono – nello sviluppo tipico – prima della nascita.

I muscoli dorsometacarpali non sono ovviamente le prime e uniche strutture di questo tipo rilevate nel nostro organismo in sviluppo. Nel nostro embrione – e in quello di tutti i vertebrati – ci sono ad esempio le strutture che danno vita alle branchie nei pesci, mentre un abbozzo di coda ancestrale è presente e fuso nel coccige. Abbozzi di denti si sviluppano nell'embrione delle balene (che hanno i fanoni) e poi si ritirano, e sempre nei cetacei si formano abbozzi degli arti posteriori che poi si fondono nella pinna caudale. Sono tutti esempi che indicano il percorso evolutivo delle specie e il loro legame con un antenato comune. Non c'è dunque da stupirsi che, anche grazie a tecniche di imaging sempre più sofisticate e precise, possano essere scoperti simili strutture nell'embrione umano.

A scoprire i muscoli dorsometacarpali è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati americani della prestigiosa Università di Harvard, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'INSERM-CNRS, Institut de la Vision dell'Università Sorbona di Parigi. Gli scienziati, coordinati dal dottor Rui Diogo, ricercatore presso il Dipartimento di Anatomia del College di Medicina dell'ateneo americano, li hanno individuati scansionando in 3D ad altissima risoluzione tessuti embrionali e una dozzina di feti, trattati attraverso una tecnica chiamata “immunocolorazione a innesto completo” che ha permesso di osservare dettagli senza precedenti, compresi i muscoli extra.

L'autore principale dello studio ha sottolineato che non sempre i muscoli atavici, alcuni dei quali già osservati nei piedi, vengono riassorbiti durante lo sviluppo. “È interessante notare che alcuni dei muscoli atavici raramente possono essere trovati negli adulti, sia come variazioni anatomiche senza effetti evidenti nell'individuo sano, sia come malformazioni congenite. Ciò rafforza l'idea che sia le variazioni muscolari che le patologie possono essere correlate allo sviluppo embrionale ritardato o arrestato”, ha dichiarato Diogo. Le terminazioni nervose associate a questi muscoli durano più a lungo nel pollice che in altre dita, e sono presenti anche nelle scimmie e in altri animali. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Development.