Sarà pure un sacrificio, ma non è molto diverso da quello che fanno coloro i quali, pagando, si iscrivono in palestra per buttare giù qualche chilo. Secondo una ricerca britannica coordinata da Ellen Flint e pubblicata dal British Medical Journal, chi va al lavoro con i mezzi pubblici, lasciando l'auto nella rimessa, riduce il proprio Indice di Massa Corporea di un punto nel caso degli uomini e di 0,7 punti nel caso delle donne. In termini di peso, si tratta di un "alleggerimento" medio di più di tre chili per gli uomini e di circa due chili e mezzo per le donne. La comodità del trasporto privato su gomma, infatti, viene sostituito da più o meno faticose pedalate o passeggiate verso le fermate dell'autobus. A questo punto, rileva la dott.ssa Flint, incentivare l'uso dei mezzi pubblici diventa una questione di salute pubblica su cui si impatterebbe su un duplice fronte:

Dare maggiore importanza all’incoraggiamento verso un passaggio dal trasporto privato a quello pubblico avrebbe plausibilmente un significativo effetto sulla salute della popolazione, il che potrebbe rendere tale passaggio più facile da accettare per i pendolari. Tale strategia potrebbe apportare anche grandi benefici a livello ambientale, e rappresentare un importante intervento strutturale per combattere l’obesità.

Non si tratta del primo studio che sprona la politica ad affrontare sistematicamente il problema degli spostamenti urbani. Negli Usa l'86% dei cittadini usa i mezzi privati per raggiungere il proprio posto di lavoro, contro il 76% degli uomini britannici e il 72% delle donne. In Italia la quota sale all'80%, mentre il 13,4% usa trasporti collettivi, il 3,3% la bicicletta. Fortemente polarizzato per genere, in Italia l'auto è usata soprattutto dagli uomini, per una percentuale pari a più del doppio di quella femminile. Il risultato? Polveri sottili, CO2 e chili di troppo.