E' come un bypass al cuore, "ma invece di bypassare il sangue, agisce sui segnali elettrici", questa la descrizione suggestiva della tecnologia Neurobridge fatta da Chad Bouton, ricercatore di Battelle impegnato nello studio condotto in collaborazione con la Ohio State University. Con questo singolare bypass gli studiosi hanno permesso al paziente Ian Burkhar, tetraplegico ventitreenne, di muovere il proprio arto paralizzato "con il pensiero". Il chip impiantato sul capo nella corteccia motoria dopo un'operazione di tre ore, riesce ad interpretare l'attività cerebrale e a trasmettere il segnale alle fasce presenti sull'arto. Qui la liberazione degli impulsi elettrici agisce sui muscoli.

La fase di sperimentazione di Neurobridge è cominciata due anni fa, quando Burkhar ha iniziato a collaborare con i ricercatori dell’Ohio State e con i medici Ali Rezai e Jerry Mysiw. Il giovane paziente aveva subito un incidente subacqueo nel 2010, riportando una lesione che gli ha paralizzato gli arti. Con il team di studiosi Burkhar ha lavorato su alcuni movimenti di base, come la rotazione della mano e la chiusura delle dita per afferrare gli oggetti. Sulla base delle singole sperimentazioni, i ricercatori hanno calibrato l'intensità dei segnali elettrici perché potessero rispondere il più fedelmente possibile ai messaggi inviati dal cervello.

Nonostante i risultati positivi del test, il lavoro dei ricercatori non è finito. Burkhar, però, è fiducioso e spiega che "di certo per me è un grande vantaggio essere così giovane, perché i progressi della scienza e della tecnologia sono in rapida crescita e continueranno ad espandersi".