Credit: DariuszSankowski
in foto: Credit: DariuszSankowski

L'acqua, come ci insegnano sin da bambini, è un ottimo conduttore di elettricità. Ciò è dovuto ai sali disciolti nella soluzione che si scindono in ioni, permettendo di fatto la conduzione. Alla luce di questa proprietà, entrare in contatto con acqua o immergersi dentro di essa mentre è attraversata da una fonte di corrente non è esattamente un'idea “saggia”. Anzi, può essere anche fatale, come dimostra il noto caso di cronaca di una sfortunata 18enne della provincia di Crotone, morta nel 2017 a causa della ciabatta scivolata nella vasca da bagno mentre caricava il suo smartphone. Il dettaglio della ciabatta è fondamentale, perché la caduta del solo dispositivo non avrebbe causato la terribile tragedia. Ci arriveremo fra poco per spiegarne il motivo. Va comunque sottolineato che in quel caso il “salvavita” (che fa scattare l'interruttore differenziale) non si avviò a causa di un reato compiuto dal padre dalla ragazza, che aveva aggirato il contatore e dunque impedì l'attivazione del meccanismo di sicurezza.

In un impianto a norma il differenziale si attiva nel giro di pochissimi millisecondi quando si accorge di uno squilibrio nell'energia, tuttavia esso non impedirebbe comunque di farci ricevere una scossa più o meno dannosa in un caso simile a quello indicato (dipende da quali organi vengono interessati e per quanto tempo). L'interruttore è infatti progettato per evitare di prendere una scarica toccando elettrodomestici metallici con messa a terra come un frigorifero o una lavatrice. Se si è immersi in una vasca d'acqua mentre si propaga una potente scossa il rischio di morire folgorati o subire seri danni è concreto anche se il distacco della corrente è rapido. Insomma, è un rischio analogo a quello di toccare un cavo scoperto ma amplificato.

Torniamo al caso dello smartphone. Come indicato, se ci dovesse cadere un telefonino nella vasca mentre stiamo facendo il bagno non ci sarebbe alcun pericolo, perlomeno non con uno di quelli moderni, dato che sono equipaggiati con batterie che non rilasciano corrente verso l'esterno. Il discorso è diverso se il dispositivo è attaccato alla presa di corrente per la ricarica. La 15enne russa Irina Rybnikova sarebbe morta propria a causa di un evento simile, ma anche in questo caso ci sono delle importanti considerazioni da fare. Innanzitutto, se l'impianto è a norma e l'alimentatore funziona correttamente, la corrente che passa dal cavetto della ricarica non sarebbe di certo quella massima che esce dalla presa (ad esempio la nostra 220 volt). Questo perché semplicemente si “friggerebbe” il dispositivo, che opera a regimi decisamente più bassi. In teoria si dovrebbe prendere soltanto una piccola scossa, insufficiente alla folgorazione. In caso di problemi all'impianto, alla non conformità dei dispositivi o in presenza di qualche danno si rischierebbe invece molto di più, ma va sempre tenuto in considerazione l'intervento del salvavita, che si “accorgerebbe” dell'incidente. In Italia la legge 46/90 del 13 marzo 1990 obbliga tutti gli ambienti abitativi pubblici e privati ad avere installato il salvavita; anche negli edifici più vecchi c'è l'obbligo della sostituzione delle prese e dell'attivazione del prezioso sistema di sicurezza. Ovviamente non utilizzare oggetti collegati alla presa della corrente mentre si fa il bagno è il metodo migliore per evitare qualunque spiacevole conseguenza.