Rilevate nello spazio profondo 72 misteriose e potentissime esplosioni di durata relativamente breve, il possibile risultato di una nuova forma di supernova. Le supernovae rappresentano l'ultimo atto della vita di una stella (molto) energetica, una brillante esplosione finale – durante la quale viene emessa la stessa quantità di energia prodotta dal Sole nel suo intero ciclo vitale – che può durare da alcune settimane a diversi mesi. Le 72 esplosioni intercettate da un team internazionale di astronomi, guidato dal professor Miika Pursiainen dell'Università di Southampton, hanno invece avuto una durata compresa tra una e quattro settimane, dunque sensibilmente inferiore, come mostra il grafico sottostante.

Credit: Università di Southampton/Miika Pursiainen
in foto: Credit: Università di Southampton/Miika Pursiainen

I ricercatori le hanno rilevate attraverso il progetto di ricerca internazionale Dark Energy Survey Supernova Program (DES-SN), avviato il 31 agosto del 2013. Mappando il cielo con una potentissima fotocamera da 570 Megapixel (DECam) installata sul Telescopio Blanco di 4 metri dell'Osservatorio interamericano di Cerro Tololo (Ande cilene), i ricercatori rilevando le supernovae possono studiare la natura dell'energia oscura, un'ipotetica forma di energia alla base dell'espansione accelerata dell'Universo.

Dall'analisi dei dati raccolti Pursiainen e colleghi hanno individuato decine di esplosioni con una temperatura rovente estremamente variabile, dai 10mila ai 30mila gradi Celsius. Anche le dimensioni di questi colossali ‘botti' sono risultati assai diversificati, spaziando da una distanza di poche volte quella che separa la Terra dal Sole (l'Unità Astronomica, ovvero 50 milioni di chilometri) a un centinaio di UA. Col passare del tempo questi eventi esplosivi si espandevano e raffreddavano, esattamente come avviene per le comuni supernovae, pur avendo una durata particolarmente ridotta.

Credit: Università di Southampton/Miika Pursiainen
in foto: Credit: Università di Southampton/Miika Pursiainen

Di cosa si tratta allora? Secondo gli astronomi è possibile che si tratti di una forma particolare di supernova, che dovrà essere confermata da ulteriori osservazioni. Gli studiosi spiegano che le stelle potenzialmente coinvolte potrebbero espellere enormi quantità di materiale e rimanerne completamente avvolte; quando avviene l'esplosione la supernova riscalderebbe questo ‘mantello' di materiale, ciò che verrebbe osservato dal telescopio sulle Ande cilene. Si tratta solo di un'ipotesi, tutta da dimostrare, come ha dichiarato il professor Pursiainen: “se non altro, il nostro lavoro conferma che l'astrofisica e la cosmologia sono ancora scienze con un sacco di domande senza risposta!”. I dettagli della ricerca saranno presentati durante una conferenza che si terrà alla European Week of Astronomy and Space Science 2018, in corso di svolgimento a Liverpool.

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