Le autorità cinesi hanno confermato che la misteriosa polmonite apparsa in Cina può essere trasmessa da uomo a uomo. Ad annunciarlo il dottor Zhong Nanshan, un medico esperto di problemi respiratori, a capo della task force di specialisti creata da Pechino per contrastare la patologia, causata da un coronavirus recentemente identificato già responsabile di centinaia di contagi. Nanshan, come riportato dal Time che cita fonti ufficiali del governo cinese, ha confermato che due persone della provincia meridionale del Guangdong hanno contratto l'infezione dopo essere entrate in contatto con i propri parenti malati.

Poco prima della diffusione della notizia, il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità Gianni Rezza aveva dichiarato all'ANSA la possibilità del contagio tra persone. “È verosimile che possa esserci stata una trasmissione interumana, da persona a persona, del coronavirus in Cina, anche se per ora è molto limitata. Le conoscenze sono in rapida evoluzione ed è necessaria cautela sulle future previsioni. Al momento non possiamo escludere la possibilità che il virus arrivi pure in Ue o Italia; l'importante è identificare e isolare i casi”, ha sottolineato l'esperto. Anche il virologo Fabrizio Pregliasco, intervistato ai microfoni di fanpage, aveva paventato la possibilità di un piccolo numero di casi secondari legati alla trasmissione interumana.

Al momento i casi accertati sono oltre 220, 198 dei quali legati a un mercato nella città industriale di Wuhan, considerata l'epicentro del focolaio. Ma i primi contagi sono stati registrati anche al di fuori della Cina; al momento se ne contano uno in Giappone, uno in Corea del Sud e due in Thailandia. In base a quanto stimato dal MRC Centre for Global Infectious Disease Analysis dell'autorevole Imperial College di Londra, i contagiati sarebbero in realtà molti di più di quelli confermati dalle autorità di Pechino, ovvero circa 1.700. Anche il professor Pregliasco, virologo presso l'Università degli Studi di Milano, ci aveva confermato che i casi rilevati rappresentano presumibilmente la punta dell'iceberg dell'infezione. Per questa ragione è necessario essere pronti e preparati a contrastare la diffusione del virus.

La preoccupazione maggiore è legata al fatto che la polmonite non sembra dissimile a quella scaturita dalla SARS, acronimo di Severe acute respiratory syndrome (sindrome acuta respiratoria grave), che all'inizio del nuovo millennio fece centinaia di morti nei Paesi asiatici. Al momento le vittime accertate sono tre e c'è ancora moltissimo da capire in merito a questa patologia. C'è grande apprensione soprattutto per l'imminente Capodanno lunare cinese, che potrebbe far diffondere l'infezione in modo totalmente incontrollabile a causa dei milioni di persone in viaggio. Al momento si stanno conducendo misurazioni delle temperature dei viaggiatori che transitano negli aeroporti cinesi.

Gli specialisti hanno sottolineato che in 16 anni sono stati cinque i virus che hanno fatto il salto di specie e che sono stati in grado di colpire l'uomo; fra essi tre sono simili al coronavirus (tecnicamente 2019-nCoV) che sta seminando il panico nella città di Wuhan. Le ragioni, spiegano gli esperti, potrebbero essere legate a stravolgimenti degli ecosistemi, che favoriscono il passaggio all'uomo.