Dopo un viaggio durato quasi cinque anni – il suo lancio era avvenuto il 5 agosto del 2011 da Cape Canaveral – la sonda Juno ha finalmente raggiunto il più grande Pianeta del Sistema Solare, inserendosi nell'orbita del Gigante Gassoso con una manovra della durata di 35 minuti che è stata completata quando al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, era la sera dell'Independence Day (in Italia, le 5.53 del mattino del 5 luglio). "Cosa c'è di più americano di una missione NASA che audacemente va dove nessuna sonda è mai andata prima?" ha dichiarato il responsabile NASA Charlie Bolden, sottolinenando come il buon esito della missione sia un'ulteriore occasione per brindare al compleanno degli Stati Uniti.

Una manovra perfetta

La manovra si è svolta esattamente come da previsione, il che è decisamente emozionante per una sonda che ha percorso più di 2 miliardi e 700 milioni di chilometri nello spazio: l'inserimento nell'orbita di Giove restava il passo più arduo da compiere nell'ambito della missione, anche se altri saranno necessari per dare le risposte che la scienza sta andando a cercare sul signore dei pianeti del nostro Sistema Solare. Seguiranno, fino al 2018 quando è prevista la conclusione della missione, 37 sorvoli ravvicinati, flyby, che porteranno la navicella da oltre tre tonnellate laddove nessuna sonda ha mai osato avvicinarsi.

Juno alla scoperta di Giove

I prossimi mesi saranno dedicati ai test finali dei sottosistemi di Juno; la campagna di raccolta dati vera e propria inizierà ad ottobre, anche se gli scienziati promettono di aver già programmato modi per anticipare in parte questo step. L'obiettivo principale di Juno sarà quello di comprendere l'origine e l'evoluzione di Giove: grazie al suo apparato di strumenti raffinatissimi, la sonda "entrerà" nei segreti più reconditi del pianeta, indagando nella possibilità di un nucleo solido, mappandone l'intenso campo magnetico, misurando le quantità di acqua e ammoniaca nell'atmosfera profonda, osservando le aurore.

Con la sua configurazione simile a quella di un sistema in miniatura – Giove vanta oltre sessanta satelliti, tra cui ricordiamo i quattro maggiori scoperti da Galileo – il Gigante Gassoso potrebbe fornire informazioni importanti da mettere in relazione con i sistemi di esopianeti scoperti attorno ad altre stelle in anni recenti; ma, soprattutto, aiutare gli scienziati a comprendere come si è formato un pianeta così grande e che ruolo ha giocato nella formazione dell'intero Sistema Solare.

Un po' di Italia a bordo

Anche il nostro Paese vanta la collaborazione con la missione, grazie a due degli strumenti di bordo: JIRAM (Jupiter InfraRed Auroral Mapper) che è una camera in grado di produrre spettri ed immagini e che sarà indispensabile per misurare gli strati dell'atmosfera più esterni ed osservare le aurore di Giove; e KAT (Ka-Band Translator) che, sfruttando la banda Ka, effettuerà studi gravitazionali utili ad indagare nella possibilità di un nucleo solido del pianeta.