Tra i 3,5 e i 4 miliardi di anni fa Marte era completamente diverso dall'arido e gelido che pianeta che conosciamo oggi. Era infatti solcato da fiumi e laghi, alimentanti da abbondanti precipitazioni di pioggia e neve che per la prima volta sono state quantificate dagli scienziati. Grazie a un modello matematico è stato determinato che le precipitazioni, in un singolo episodio, per riempire i letti dei canali e degli antichi laghi (osservabili ancora oggi) dovevano essere comprese tra i 4 e i 159 metri. Ciò significa che gli eventi potevano essere "apocalittici", con piogge torrenziali da far impallidire quelle sulla Terra.

A calcolarlo è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Università del Texas di Austin, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Marshall Space Flight Center della NASA. I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Gaia Stucky de Quay della Jackson School of Geosciences presso l'ateneo texano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato a fondo le immagini di un centinaio di laghi a bacino aperto o chiuso e i canali associati, che appunto si ritiene si siano formati tra i 3,5 e i 4 miliardi di anni fa. La differenza tra bacino aperto e chiuso è fondamentale; quelli aperti venivano infatti colmati dalle precipitazioni e i loro argini distrutti, determinano lo straripamento e la nascita dei canali. “C'era molta pioggia o scioglimento della neve per riempire quei canali e laghi”, ha dichiarato in un comunicato stampa Gaia Stucky de Quay. “Adesso (il pianeta) è completamente asciutto. Stiamo cercando di capire quanta acqua c'era e dove è finito tutto quanto”.

Per determinare quanta acqua fosse necessaria per colmare i bacini d'acqua, hanno combinato immagini satellitari e topografica, misurando superfici e volumi dei laghi e calcolando l'effetto di evaporazione scaturito. Da qui è stato determinato l'ampio intervallo tra 4 e 159 metri delle singole precipitazioni. Secondo le misurazioni di Stucky de Quay e colleghi, gli indici di aridità dei laghi a bacino aperto suggeriscono che alcune regioni del Pianeta Rosso potrebbero aver avuto un'umidità simile a quella degli ambienti terrestri semi-aridi.

Come sottolineato dagli autori dello studio, l'evoluzione del clima di Marte resta ancora un grande mistero, essendo passato da una condizione ricca di acqua liquida a quella attuale, legata alla perdita dell'atmosfera (oggi estremamente rarefatta). Gli scienziati ora vogliono comprendere per quanto tempo si protraessero i singoli eventi torrenziali (o di scioglimento della neve). Proprio sul letto di uno di questi bacini, il Jezero, il prossimo febbraio arriverà il nuovo rover della NASA, “Perseveance”, che andrà a caccia di tracce di vita aliena presente e passata. I dettagli della ricerca “Precipitation and aridity constraints from paleolakes on early Mars” sono stati pubblicati sulla rivista Geology.