Benché le microplastiche si trovino in tutte le fonti di acqua potabile, dal rubinetto di casa alla bottiglia acquistata al supermercato, nelle concentrazioni attuali non dovrebbero rappresentare un pericolo per la nostra salute. Tuttavia, i dati a disposizione degli scienziati sul loro potenziale impatto sono ancora troppo pochi, dunque è necessario approfondire urgentemente la questione con ricerche ad hoc e metodi standardizzati. Questa, a grandi linee, la sintesi del nuovo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedicato al tema delle microplastiche.

Futuro incerto. I rischi per la salute associati all'ingestione delle microplastiche, come indicato nel rapporto “Microplastics in Drinking Water” dell'OMS, sono di tre tipi: il primo, quello fisico, è legato all'accumulo delle microparticelle di plastica – soprattutto le più piccole, nell'ordine dei nanometri – all'interno degli organi, come fegato e reni; il secondo pericolo è di tipo chimico, associato cioè alla potenziale tossicità dei materiali di cui sono composte; il terzo fattore di rischio è la possibilità che le microplastiche possano fungere da vettore per agenti patogeni come batteri, che potrebbere formare biofilm attorno alle particelle. Sulla base degli studi analizzati dall'OMS, al momento il rischio per la nostra salute viene considerato basso, ma la situazione potrebbe cambiare radicalmente in futuro.

Pochi dati. Gli autori del nuovo rapporto hanno sottolineato di aver trovato con difficoltà studi validi dedicati all'analisi delle microplastiche presenti nell'acqua potabile. Soltanto nove di essi sono stati considerati affidabili per stilare il documento. Sono troppo pochi, e soprattutto sono stati elaborati con metodi d'indagine non sempre standardizzati. Per questa ragione l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito in una conferenza stampa l'importanza di fare molta più ricerca su questo delicatissimo tema.

Come agire. Le microplastiche spaziano da pochi nanometri a 5 millimetri di lunghezza, e come indicato dagli gli scienziati quelle superiori ai 150 micrometri vengono espulse dall'organismo con facilità. Anche quelle più piccole non vengono assorbite agevolmente, tuttavia quelle di pochi nanometri potrebbero accumularsi negli organi con effetti tutti da verificare sulla nostra salute. L'OMS ha ribadito che i moderni sistemi di filtraggio e trattamento delle acque reflue riescono a intrappolare il 90 percento delle microplastiche disperse nell'acqua, ma larga parte della popolazione mondiale ancora oggi non ha accesso a simili tecnologie. Per ridurre i rischi per la salute è fondamentale intensificare il riciclo e ridurre sostanzialmente l'inquinamento da plastica, considerato una vera e propria emergenza internazionale. Basti pensare che ogni anno, nei mari e negli oceani di tutto il mondo, finiscono 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici.