Una terapia salvavita per il trattamento delle trombosi collegate al vaccino anti Covid di Astrazeneca è stata messa a punto dai ricercatori della McMaster University di Hamilton, in Canada. La cura, che consiste nella somministrazione di immunoglobuline e anticoagulanti per via endovenosa, ha salvato almeno tre pazienti che da poco si erano sottoposti alla vaccinazione con il siero a vettore virale, manifestando i sintomi di trombocitopenia immune indotta da vaccino (VITT, vaccine-induced immune thrombotic thrombocytopenia), una condizione rara che può colpire, mediamente, una persona ogni 100mila dosi somministrate. A caratterizzarla, una serie di segni clinici che possono presentarsi da cinque a tre settimane dopo la vaccinazione, come gonfiore a un braccio o una gamba, dolore addominale, cefalea, visione offuscata, vertigini, difficoltà respiratorie, dolore toracico, tachicardia, emorragie e lividi.

I pazienti trattati dai ricercatori, due uomini e una donna, di età compresa tra i 63 e i 72 anni, hanno mostrato rapidamente segnali di miglioramento, a partire dal ripristino della conta piastrinica, tornata a livelli normali in pochi giorni. “L’aumento della conta piastrinica è particolarmente importante quando i pazienti hanno gravi forme di trombocitopenia e trombosi multiple insolite che richiedono una dose terapeutica di anticoagulanti” indicano i ricercatori che hanno descritto i risultati della terapia in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. “Poiché i pazienti con VITT possono avere una grave trombocitopenia che potenzialmente dura per diverse settimane, la somministrazione precoce per via endovenosa di immunoglobuline ad alte dosi può essere un’importante terapia aggiuntiva all’anticoagulazione per la gestione della VITT”.

Nel complesso, la terapia riflette le indicazioni dei protocolli di trattamento pubblicati in seguito alla segnalazione dei primi casi di VITT. Tuttavia, indicano i ricercatori, la raccomandazione di somministrazione anticipata di immunoglobuline a un dosaggio di 1 g per chilogrammo di peso corporeo per due giorni consecutivi (cioè un totale di 2 g per chilogrammo) “può essere ambigua” perché il peso corporeo applicabile “può variare da ideale a effettivo o un valore intermedio”. Pertanto, osservano sulla base dell’esperienza maturata, “suggeriamo l’uso del dosaggio in base al peso minimo e preferibilmente secondo il peso corporeo effettivo nel fare questi calcoli, dati gli effetti dose-dipendenti delle immunoglobuline nel diminuire l’attivazione piastrinica indotta dagli anticorpi”.