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Mentre il mondo si ferma per il coronavirus la Norvegia torna a uccidere le balene

Le baleniere norvegesi hanno iniziato a massacrare le prime balenottere minori della stagione di caccia 2020. La Norvegia è l’unico Paese assieme al Giappone e all’Islanda a praticare la caccia commerciale ai grandi cetacei misticeti. Il governo di Oslo ha autorizzato per quest’anno l’uccisione di quasi 1.300 esemplari.
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A cura di Andrea Centini
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Una balenottera minore arpionata in Norvegia. Credit: C'est Assez/Facebook
Una balenottera minore arpionata in Norvegia. Credit: C'est Assez/Facebook
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Dallo scorso primo aprile, in piena emergenza mondiale per la pandemia di coronavirus, le navi norvegesi sono tornate in mare a massacrare le balene. Il sangue delle prime vittime della campagna 2020 è stato versato solo poche ore dopo l'abbandono degli ormeggi, come mostrano le drammatiche immagini condivise da “C'est Assez” (È Abbastanza), organizzazione senza scopo di lucro francese che si occupa della tutela dei cetacei in tutto il mondo. Per quest'anno la quota di uccisioni autorizzate dal governo di Oslo nelle acque territoriali norvegesi è di ben 1.278 esemplari. A finire sotto gli arpioni del Paese scandinavo, l'unico al mondo assieme al Giappone e all'Islanda a praticare la caccia commerciale ai grandi cetacei misticeti (con fanoni), sono le balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata). Sono tra le balene più piccole in assoluto, raggiungendo i 9-10 metri di lunghezza massima per 5 tonnellate di peso.

Il primo esemplare è stato ucciso dagli arpioni della baleniera M / S Reinebuen, che fa parte di una flotta composta da una decina di imbarcazioni. Questo numero potrebbe aumentare nelle prossime settimane, se verrà approvata una modifica alle norme che permettono di entrare in possesso di una licenza per cacciare i cetacei. Attualmente, infatti, come scrive l'organizzazione Whale and Dolphin Conservation, sono necessari mesi per ottenere il “pezzo di carta”, dunque gli armatori che si mettono in lista d'attesa devono sempre attendere l'avvio della stagione successiva. Ma con la modifica proposta le tempistiche dovrebbero essere ridotte a poche settimane, permettendo a più navi di partecipare alla mattanza di quest'anno. Ciò potrebbe aumentare sensibilmente il numero di balenottere minori uccise. Benché infatti la quota annuale superi abbondantemente i mille esemplari, in media ne vengono uccise poche centinaia. Nel 2019 la Norvegia ha ucciso 429 balenottere minori; nel 2018 sono state 454, mentre nel 2017 furono appena 32 (l'anno peggiore fu il 2014, con 763 balene uccise). Con l'aumento delle navi in mare, saliranno inevitabilmente anche i numeri.

La Norvegia, dopo essersi opposta alla moratoria contro la baleneria introdotta dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC – International Whaling Commission) nel 1982, nel 1993 ha ripreso la caccia commerciale e nel 2002 è tornata ad esportare carne di cetacei misticeti in Giappone. Nonostante il governo nazionale si ostini a promuovere il consumo di carne di balena tra la popolazione, la domanda è sempre più bassa, e secondo un sondaggio del 2019 (finanziato in parte dalla Whale and Dolphin Conservation), è emerso che solo il 4 percento dei norvegesi consuma regolarmente la carne dei maestosi mammiferi marini. Una larghissima fetta della popolazione o non la consuma o l'ha consumata molto tempo addietro. Il ripudio di questa pratica anacronistica si avverte in particolar modo tra i giovani: il 75 percento di quelli tra i 18 e i 29 anni ha dichiarato di non aver mai mangiato la carne di balena o di averlo fatto molto tempo fa.

La comunità internazionale è da tempo impegnata nel contrasto alla caccia ai cetacei, e soprattutto in Europa sono in vigore leggi rigidissime per la tutela dei mammiferi marini e degli habitat naturali. Alcune comunità, come le Isole Faroe, continuano tuttavia a perpetrare massacri ai danni di questi splendidi animali, che per intelligenza e sviluppo sociale sono stati equiparati dagli scienziati ai grandi primati.

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