matrix

Presentato come il test con cui i ricercatori della Australian national university dimostrerebbero che viviamo in una simulazione,  lo studio ispirato all’esperimento mentale della “scelta ritardata” di John Wheeler coinvolge un oggetto quantistico in movimento a cui viene data la “scelta” di agire come particella o come onda. Si verifica così per l’ennesima volta che la misurazione – a livello quantistico – determina la condizione di onda o particella. Da qui a rispolverare l’idealismo più spinto, come quello di Berkeley, sostenendo che la materia potrebbe essere illusoria, ce ne passa. Sicuramente non era quel che Putnam si proponeva di spiegare, non di meno i tabloid inglesi hanno scomodato anche lui.

Il filosofo e matematico Hilary Putnam, scomparso lo scorso marzo, concepisce nel 1981 l’esperimento mentale dei cervelli nella vasca, ripescando dallo scetticismo degli antichi Greci e aggiornando il dubbio cartesiano in versione contemporanea. Tuttavia non ha mai pensato che rispecchiasse una condizione plausibile, non solo, fornisce egli stesso una confutazione. La poliedricità di Putnam, come testimoniata anche in questa intervista fattagli da Piergiorgio Odifreddi, può aver favorito non poco il fraintendimento.  Tuttavia è sufficiente uno sguardo d’insieme ai suoi notevoli contributi nelle scienze cognitive e nella filosofia analitica per capire le sue intenzioni.

Cervelli in vasca. Degli scienziati pazzi o una civiltà aliena potrebbero aver preso tutti i nostri cervelli mettendoli a mollo in apposite vasche. Grazie ad una profonda conoscenza del Sistema nervoso umano sarebbe teoricamente possibile darci, con appositi stimoli, l’illusione di vivere una realtà virtuale senza che ce ne possiamo accorgere.

Putnam come Tesla e Musk contribuirà ancora per molto ad alimentare suo malgrado i più reconditi pensieri complottisti. Anche per lui non è mancato l’accostamento creativo alla meccanica quantistica. Recentemente persino Elon Musk è stato tirato in ballo con le sue dichiarazioni riguardo la possibilità di essere tutti in preda di una sorta di Matrix. Poco importa se le sue frasi sono state estrapolate da un contesto del tutto informale.

La confutazione di Putnam. In risposta agli scettici più duri e puri (ed è soprattutto a questi che il suo esperimento mentale si rivolge) lo stesso Putnam spiega che “possiamo riferirci solo alle cose con cui abbiamo instaurato un rapporto causale”. Associamo ad una parola l’oggetto con cui entriamo in contatto, fin dalla nascita. Una simulazione può farci apparire, mediante appositi comandi del computer, la rappresentazione di un oggetto che noi riconosciamo come “albero”, pur non esistendo nella realtà. Fin qui siamo tutti d’accodo. Tuttavia seguendo questi meccanismi è improbabile che nella sua vita la persona vittima della simulazione abbia visto un cervello. L’affermazione "sono un cervello in una vasca" è falsa in quanto se fosse vera non potrei pensare di esserlo.

Le confutazioni di Wittgenstein precede l’esperimento mentale di Putnam riferendosi direttamente agli argomenti scettici.  Sono almeno tre le confutazioni del filosofo – non poteva prevedere l’esperimento mentale di Putnam, tuttavia corrispondono pienamente. Onde risparmiarvi un sonoro mal di testa possiamo riassumerle parafrasando l’ultima: è logicamente impossibile dubitare di tutto (dubbio scettico) dal momento che il sano scetticismo di uno scienziato (dubbio normale) presuppone necessariamente delle certezze; negare che tutto sia reale sarebbe già di per sé una certezza, lo stesso linguaggio utilizzato dallo scettico dovrà pur basarsi su qualcosa. Questi ragionamenti sono discutibili, tuttavia qualsiasi argomentazione contraria non può essere assunta come prova che viviamo in una simulazione, la quale necessiterebbe comunque una realtà per essere messa in atto.