Le aree marine incontaminate si stanno riducendo così drasticamente che entro il 2050 potrebbero scomparire del tutto dal nostro pianeta. A lanciare l'allarme un team di ricerca internazionale guidato da studiosi della Scuola di Scienze della Terra e dell'Ambiente presso l'Università del Queensland (Australia) e della Wildlife Conservation Society, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università della British Columbia (Canada) e dell'Università della California (Stati Uniti).

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Kendall Jones, sfruttando un'enorme di mole di dati legati a 19 distinti fattori di stress per l'ambiente marino, come la pesca intensiva, l'inquinamento e il trasporto marittimo, hanno determinato che soltanto il 13 percento delle aree marine può essere considerato ‘incontaminato' o comunque con un minimo impatto dell'uomo. Il dato non deve stupire, dato che l'inquinamento da plastica è stato trovato sia nella Fossa delle Marianne, il punto oceanico più profondo sulla Terra, che su isole remote e disabitate del Pacifico come la piccola Henderson, dove gli scienziati hanno trovato persino la più alta densità di rifiuti dell'intero pianeta.

Il 13 percento equivale a 55 milioni di chilometri quadrati, dei quali soltanto il 5 percento si trova in aree marine protette e dunque al sicuro dalle minacce più pressanti. Una grossa fetta di queste aree marine ‘selvagge' si trova in alto mare, dove non sono toccate dalla giurisdizione dei vari Paesi – le famose acque internazionali – e dunque risultano particolarmente esposte al rischio di essere aggredite. Le nuove tecnologie in mano ai pescatori e i trasporti sempre più efficienti, infatti, continuano ad ampliarne il raggio d'azione, e molto presto potrebbero essere passate al setaccio anche aree dell'Artico e dell'Antartico finora inaccessibili a causa del ghiaccio, sciolto dal riscaldamento globale.

Le aree marine incontaminate vanno protette strenuamente poiché contengono una ricchissima biodiversità, una diversità genetica che potrebbe aiutare le specie ad affrontare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici e quelli della sesta estinzione di massa attualmente in atto. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Current Biology.

[Credit: Walkerssk]