Riproduzione di mammut a St. Peter–Ording.
in foto: Riproduzione di mammut a St. Peter–Ording.

A marzo la sudcoreana Sooam Biotech Research Foundation aveva firmato con l'Università russa di Yakutsk un accordo finalizzato alla clonazione di un mammut. Poteva sembrare fantascienza degna di Jurassic Park, ma dopo circa due mesi il progetto ha acquistato concretezza. E' di ieri la notizia del ritrovamento di una carcassa di un esemplare femmina di mammut in un'isola dell'arcipelago Ljachov nel mar di Laptev, nell'Artico di fronte alla Siberia. La caratteristica che differenzia questo ritrovamento dai precedenti è che nel corpo dell'animale è presente sangue vivo. Precisamente, il gigante doveva essere rimasto intrappolato nella palude, rendedolo vittima dell'aggressione di altri predatori che ne hanno mangiato la parte superiore. Quella inferiore, invece, è sprofondata nel lago che, ghiacciandosi, ha preservato la carne. I ricercatori, infatti, oltre al liquido scuro che hanno poi realizzato essere sangue, hanno notato che la carne stessa era rossa, dunque ben conservata.

Risale a 10.000 -15.000 anni fa, era femmina e aveva circa 50-60 anni, queste le informazioni sull'esemplare di mammut che è possibile ricavare dalla carcassa e che sono state fornite da Semyon Grigoryev, capo della spedizione. Lo stesso ricercatore ha provveduto a nascondere quel che resta del mammut, perché, spiega, "Ho paura che venga rubato". Il ritrovamento, del resto, ha un valore scientifico (e non solo) inestimabile. La Sooam Biotech Research Foundation, che ha finanziato la ricerca, in passato, nel 2005, ha clonato per la prima volta un cane. Il prossimo che intende riprodurre si è estinto circa 4500 anni fa e, guarda caso, è un mammut.