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Il “sogno” di riportare in vita i mammut lanosi (Mammuthus primigenius) potrebbe essere un po' più vicino: per la prima volta, infatti, è stata osservata attività biologica all'interno di nuclei cellulari di mammut – estratti da un esemplare fossile ben conservato – trapiantati in ovociti di topo. Gli scienziati hanno documentato tutta una serie di processi biologici che avvengono prima della divisione cellulare, ma nessuna divisione cellulare vera e propria, il meccanismo che potrebbe portare alla effettiva rinascita di questi maestosi elefanti dell'era glaciale.

Fossile perfetto. A dimostrare l'attività biologica del DNA di mammut lanoso è stato un team di ricerca giapponese guidato da scienziati dell'Istituto di tecnologia avanzata presso l'Università Kindai, che hanno collaborato con i colleghi del NODAI Genome Research Center dell'Università di Agricoltura di Tokyo e dell'Istituto nazionale di studi ambientali di Ibaraki. Gli scienziati, coordinati dal professor Akira Iritani, hanno basato il proprio esperimento sul tessuto muscolare e sul midollo osseo dall'esemplare di mammut lanoso conosciuto come “Yuka”, una giovane femmina vissuta circa 30mila anni fa il cui corpo rimase perfettamente conservato nel permafrost siberiano. La carcassa fu scoperta nell'agosto del 2010 nella regione del mare di Laptev, e il suo nome è legato a quello della popolazione del villaggio Yukagir, che diede un contributo fondamentale al ritrovamento del preziosissimo fossile.

L'esperimento. Iritani e colleghi, come indicato, hanno inserito il materiale genetico del mammut in ovociti di topo, osservando processi biologici che precedono la divisione cellulare. “Questo suggerisce che, nonostante gli anni trascorsi, l'attività cellulare può ancora accadere e parti di essa può essere ricreata”, ha dichiarato all'AFP il coautore dello studio Kei Miyamoto. Il danno cellulare rilevato era tuttavia molto profondo. “Devo dire che siamo molto lontani dal ricreare un mammut”, ha chiosato con un certo dispiacere lo studioso. Ciò nonostante, i risultati indicano che è stato fatto segnato un “significativo passo avanti verso il ritorno dei mammut dai morti”, come dichiarato dallo stesso Miyamoto al sito Nikkei. L'obiettivo è quello di spingere le reazioni biologiche individuate verso la divisione cellulare, ma non sarà semplice.

Jurassic Park. Le speranze degli studiosi sono legate al fatto che i mammut lanosi hanno un profilo genetico non troppo dissimile da quello degli elefanti indiani, e sfruttando il DNA recuperato da fossili come quello di Yuka potrebbe davvero essere possibile riportare in vita questi animali preistorici. I ricercatori giapponesi stanno lavorando a stretto contatto con i colleghi russi per riuscire nell'impresa, basandosi su una tecnica di clonazione chiamata “trasferimento nucleare di cellule somatiche”. Molti scienziati sono scettici sulle possibilità dell'impresa e sui suoi risvolti etici. I mammut lanosi si estinsero decine di migliaia di anni fa, molto probabilmente proprio a causa dell'uomo, anche se potrebbero essere coinvolte concause come cambiamenti climatici e carenza di cibo. I dettagli della ricerca giapponese sono stati pubblicati sull'autorevole rivista Scientific Reports del circuito Nature.