Ogni giorno la contadina indonesiana Mama Hasria si lega attorno al corpo duecento taniche d'acqua vuote e si tuffa nel fiume Mandar, per raggiungere i preziosi pozzi d'acqua potabile. È un viaggio a nuoto di quattro chilometri, spesso reso difficile dalle temperature insopportabili, ma soprattutto dalla necessità di dover nuotare controcorrente con un simile fardello. Nel suo villaggio di Tinamung, un distretto nella provincia di Sulawesi Occidentale, l'acqua è troppo inquinata per essere bevuta o utilizzata per cucinare, così la quarantaseienne, in compagnia di altri valorosi ‘raccoglitori d'acqua', compie questa missione quotidiana per la sua comunità.

Quello di Mama Hasria è un vero e proprio lavoro, con una paga inimmaginabile nei ricchi Paesi Occidentali. Per ogni tanica riempita d'acqua, infatti, la donna riceve appena 500 rupie, che pur sembrando ‘tante' sono equivalenti a 3,5 centesimi di dollaro. Quasi nulla. L'intero carico di taniche piene le viene invece pagato 7 dollari. Si tratta dunque di un lavoro massacrante, che le frutta circa 200 dollari al mese con un impegno costante, sette giorni su sette. Ma se lei e i suoi colleghi non si tuffassero nel Mandar, sulle cui sponde sono stati creati pozzi nel terreno (che fa da filtro depuratore naturale), a Tinamung non potrebbero né bere, né mangiare. L'acqua disponibile è infatti così inquinata che può essere usata solo per farsi un poco igienico bagno e per lavare i panni, come sottolineato dalla stessa Hasria all'agenzia di stampa francese AFP.

Quella di Tinamung non è l'unica situazione critica in Indonesia a causa dell'inquinamento; sono infatti numerosissimi i villaggi, in particolar modo quelli dislocati nelle aree più remote, a non aver accesso diretto all'acqua potabile. Come quella che noi abbiamo nei rubinetti di casa, e che spesso ‘snobbiamo' per acquistare acqua minerale in bottiglia senza alcuna effettiva necessità.

In Indonesia, nel cuore della Giava Occidentale, scorre quello che viene indicato come il fiume più inquinato del mondo, il Citarum, per il quale il governo locale e altri finanziatori hanno messo sul piatto una grande quantità di fondi per rendere la sua acqua potabile. Il costo stimato per 180 chilometri di fiume ‘ripuliti' è di ben 4 miliardi di dollari; l'obiettivo del governo indonesiano è di raggiungere la potabililità entro il 2025. Un traguardo che al momento sembra ancora molto lontano.