L'eruzione di fango più grande e distruttiva al mondo, conosciuta col nome di Lusi e originata in Indonesia, è ancora attiva dopo ben 11 anni a causa del collegamento sotterraneo con un vicino sistema vulcanico. Lo ha dimostrato attraverso una batteria di sismometri un team di geofisici del centro CEED presso l'Università di Oslo, Norvegia, che ha così svelato il mistero dietro questo devastante e inarrestabile fenomeno. L'eruzione si sprigionò due giorni dopo un terremoto il 29 maggio del 2006 a Sidoarjo sull'isola di Java, e fu così potente da sommergere interi villaggi. Il numero di vittime, 14, fu ridotto considerando la portata dell'evento, ma decine di migliaia di persone dovettero abbandonare le proprie abitazioni. Basti pensare che alcuni degli insediamenti travolti si trovano oggi sotto 40 metri di fango, poiché Lusi continua a emettere ogni giorno circa 80mila metri cubi di materiale, sufficienti a riempire 32 piscine olimpiche.

Ciò che non era chiaro agli scienziati era proprio l'inarrestabilità del fenomeno. Gli studiosi, coordinati dal professor Adriano Mazzini, per venirne a capo hanno mappato il sottosuolo dell'intera area attraverso 31 sismometri, scoprendo un collegamento tra il condotto che erutta fango e le camere magmatiche del limitrofo vulcano di Arjuno-Welirang, un complesso sistema di canali lungo circa sei chilometri. Analisi precedenti avevano dimostrato che i gas espulsi da Lusi erano quelli caratteristici del magma, ma nessuno, sino ad oggi, era riuscito a dimostrare il legame col vulcano. Il magma, in parole semplici, ‘cuoce' i sedimenti ricchi di materiale organico al di sotto Lusi, un processo che genera gas sotto pressione e spinge il materiale verso la superficie. Nel 2006 i gas raggiunsero un punto critico, scatenando un terremoto e la conseguente fuoriuscita del fango.

I sismometri che hanno svelato il mistero vengono normalmente utilizzati per misurare l'attività sismica, come nel caso dei misteriosi microsismi prodotti dalle onde dei laghi, ma possono essere anche sfruttati per mappare il sottosuolo. Dopo 10 mesi di rilievi, nella zona settentrionale di Lusi, hanno rilevato il condotto collegato al vulcano, che potrebbe continuare a eruttare fango e fluidi idrotermali per molti anni ancora. Studiare il rapporto tra Lusi e l'Arjuno-Welirang potrebbe aiutare gli scienziati a capire come si evolvono i vulcani e altri sistemi simili a quello sviluppatosi sull'isola indonesiana. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Geophysical Research: Solid Earth.