L'alterazione del microbiota intestinale, cioè l'insieme di miliardi di batteri che popolano il nostro intestino, potrebbe essere un fattore scatenante alla base del lupus eritematoso sistemico (Les), una malattia autoimmune che colpisce pelle, reni e articolazioni. Ad oggi l'origine di questa seria patologia cronica sono ancora sconosciute, tuttavia appare evidente la predisposizione genetica. Qualora venisse confermata l'associazione con la flora batterica potrebbero essere completamente riviste le terapie tradizionali per contenere i sintomi del lupus (non esiste una cura definitiva).

Ricerca internazionale. A dimostrare un legame tra microbiota intestinale e lupus eritematoso sistemico (Les), la forma che colpisce più organi e tessuti, è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati della Scuola di Medicina dell'Università di New York, che hanno collaborato con i colleghi tedeschi del Centro di ricerca Borstel presso il Leibniz Lung Center, dell'Università Statale dell'Ohio, dell'Università Temple e dell'Università della Corolina del Sud. Gli scienziati, coordinati dal professor Gregg J. Silverman, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato campioni di sangue e di feci di 61 donne affette da lupus eritematoso sistemico con quello di 17 donne in salute (gruppo di controllo).

Batterio responsabile. Dall'analisi statistica dei dati è emerso che le donne colpite da lupus avevano concentrazioni del batterio intestinale “Ruminococcus gnavus” ben cinque volte superiori a quelle sane. Ma non solo. Quando si riacutizzavano i sintomi della malattia, ad esempio con la comparsa di eruzioni cutanee, dolori articolari più forti e problemi renali, non solo si registravano livelli più elevati del batterio, ma anche maggiori concentrazioni nel sangue degli anticorpi che aggrediscono il microorganismo. “Il nostro studio suggerisce fortemente che in alcuni pazienti gli squilibri batterici possono causare il lupus e le riacutizzazioni associate alla malattia”, ha dichiarato il professor Silverman.

Barriera intestinale. Poiché questi batteri sono confinati nell'intestino e non possono uscirne a causa del rivestimento che funziona come una barriera, secondo gli autori dello studio i veri responsabili dell'attivazione del sistema immunitario sono gli antigeni, frammenti dei batteri che riescono a filtrare attraverso la parete intestinale e scatenare gli anticorpi legati al lupus. Quello condotto da Silverman e colleghi è stato un “semplice” studio di osservazione, senza rapporto di causa-effetto, dunque i risultati dovranno essere confermati da altre indagini. In caso positivo potrebbero essere riviste le terapie per trattare la malattia, ad esempio includendo probiotici e regimi alimentari che possano ostacolare la proliferazione del Ruminococcus gnavus, oppure favorire la crescita della popolazione del batterio Bacteroides uniformis, antagonista del primo e trovato in bassi livelli nei pazienti colpiti da lupus. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Annals of Rheumatic Diseases.