Credit: ESA/Collaboration
in foto: Credit: ESA/Collaboration

L'Universo non sarebbe piatto, ma curvo e chiuso, come un gigantesco pallone da rugby o una sfera (la forma è irrilevante). Ciò significa che, teoricamente, se si potesse partire da un punto A di questo Universo, dopo un lunghissimo viaggio senza cambiare direzione si tornerebbe allo stesso punto di partenza. L'attuale e più accreditata teoria cosmologica, tuttavia, prevede che l'Universo sia essenzialmente piatto, dunque, dirigendosi in un'unica direzione si continuerebbe a procedere all'infinito, senza poter tornare ai "nastri di partenza".

A ipotizzare un Universo curvo e dunque chiuso è stato un team di ricerca internazionale composto dai tre scienziati Eleonora Di Valentino, Alessandro Melchiorri e Joseph Silk, rispettivamente del Centro di Astrofisica “Jodrell Bank” presso l'Università di Manchester (Regno Unito); dell'Università Sapienza di Roma/Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dell'Istituto di Astrofisica di Parigi. Gli scienziati, coordinati dalla dottoressa Di Valentino, sono giunti alla loro conclusione analizzando i dati sulla radiazione cosmica di fondo del 2018 raccolti dal satellite Planck dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Ma procediamo con ordine.

La radiazione cosmica di fondo, composta da microonde, è la più antica forma elettromagnetica che permea l'Universo. Essa è infatti legata agli eventi di poco successivi al Big Bang, il fenomeno che circa 14 miliardi di anni fa diede il via al processo di espansione dell'Universo. In parole semplici, si tratta di una sorta di residuo di quell'affascinante e misterioso evento. La radiazione cosmica di fondo può essere intercettata da un radiotelescopio, e studiandola gli scienziati hanno trovato conferme per gli attuali modelli cosmologici. Ebbene, nei dati del 2018 raccolti dal satellite Planck è tuttavia saltata fuori un'anomalia; l'effetto della lente gravitazionale risulta più intenso del previsto. In altri termini, la gravità piega le microonde della radiazione cosmica di fondo in modo superiore rispetto a quanto è possibile spiegare con la fisica attuale.

Senza entrare in dettagli troppo tecnici, secondo Di Valentino e colleghi questa anomalia della radiazione cosmica di fondo può essere spiegata con un Universo curvo e chiuso, e non con uno piatto, aggiungendo alla "ricetta" una nuova variabile che hanno chiamato “A_lens”. Gli stessi autori della ricerca sottolineano che i loro risultati sono tutto fuorché conclusivi, anche perché in contrasto con principi conclamati del modello cosmologico tradizionale dell'Universo piatto (dalla costante di Hubble alla cosiddetta oscillazione acustica barionica legata all'energia oscura). Nonostante questi limiti da non sottovalutare, il problema dell'anomalia e della distribuzione dell'Universo restano sul tavolo degli astrofisici, che dovranno trovare una soluzione all'affascinante mistero dello spazio in cui siamo immersi. I dettagli della ricerca "Planck evidence for a closed Universe and a possible crisis for cosmology" sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica specializzata Nature Astronomy.