Ricostruzione del volto di Lucy
in foto: Ricostruzione del volto di Lucy

Probabilmente rappresenta il più famoso fossile di un antenato della specie umana ma Lucy, un australopithecus afarensis venuto alla luce in Etiopia negli anni '70 e così battezzato in onore di una altrettanto celebre canzone dei Beatles, ha ancora molti segreti da rivelare agli scienziati. Un gruppo di ricercatori della University of Texas di Austin, ad esempio, ha recentemente pubblicato un articolo su Nature nel quale spiega di aver individuato la possibile causa della morte di Lucy: si trattò di una caduta da un albero, albero sul quale, verosimilmente, l'australopiteco viveva.

Indagine su un caso di oltre 3 milioni di anni fa

Lucy è sempre stata al centro di un vigoroso dibattito riguardante le abitudini arboricole della sua specie: sembra quasi ironico, quindi, il fatto che proprio la sua morte possa finire per essere ricondotta alla vita sugli alberi. Eppure quando il fossile è stato sottoposto ad indagine grazie all'High Resolution X-ray Computed Tomography Facility, una raffinata apparecchiatura progettata appositamente per guardare all'interno di materiali rigidi come roccia ad una risoluzione più alta di quella ottenibile tramite gli ordinari strumenti medici, è emerso che proprio le ferite riportate in seguito ad una caduta dall'alto potrebbero essere state fatali per l'australopiteco.

Traumi ossei

Le 35.000 sezioni ossee dello scheletro, che si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione, hanno rivelato una serie di traumi piuttosto inconsueti: la fine dell'omero destro era fratturato come in seguito ad una pressione, causata, ad esempio, da una mano che avrebbe colpito la superficie durante una caduta. A tutto questo, poi, andavano aggiunte delle fratture simili, ma meno gravi, alla spalla sinistra, all'anca destra, al ginocchio sinistro nonché alla prima costola. Insomma, un brutto incidente che, considerando l'assenza di prove di guarigione in corso o già avvenuta, potrebbe essere accaduto in coincidenza con la morte di Lucy o, a questo punto, esserne stato proprio la causa.

Lo scheletro di Lucy durante un’esibizione negli Stati Uniti
in foto: Lo scheletro di Lucy durante un’esibizione negli Stati Uniti

Arrampicatori occasionali

Secondo John Kappelman, primo firmatario dell'articolo, le ragioni originarie di questa morte sarebbero proprio intrinseche alla natura di Lucy: lo sviluppo di caratteristiche anatomiche che consentivano di muoversi efficacemente sulla terra, avevano compromesso l'abilità dell'australopiteco di arrampicarsi sugli alberi, predisponendo la specie a frequenti cadute. Eppure, di tanto in tanto, gli australopitechi salivano sugli alberi, esattamente come accadde a Lucy quella volta, magari mentre cercava un rifugio per trascorrere la notte o dei frutti per nutrirsi. Poi, non sappiamo come, la caduta, da un'altezza di 12 metri e ad una velocità di oltre 50 chilometri orari: l'atterraggio, probabilmente, avvenne con le braccia protese in avanti, ma la morte sovvenne poco dopo.
«Quando l'entità delle ferite multiple di Lucy è apparsa chiaro per la prima volta, la sua immagine si è rivelata davanti ai miei occhi ed ho sentito un moto di empatia oltre lo spazio e il tempo» ha spiegato Kappelman «Lucy non era più semplicemente una scatola di ossa, ma nella morte era diventata un individuo reale: un piccolo corpo spezzato che giace abbandonato ai piedi di un albero»: il corpo della nostra cara antenata, morta oltre 3 milioni di anni fa.