Un gruppo internazionale di ricerca, comprendente collaboratori sudafricani, canadesi, francesi e statunitensi, ha recentemente spiegato di aver sottoposto a nuove indagini i resti ossei di un australopiteco dal piccolo piede (soprannominato, non a caso, Little Foot) scoperti durante la metà degli anni ’90 presso le grotte di Sterkfontein, nella culla dell’umanità sudafricana.

Il puzzle degli ominidi

Gli esami condotti sul reperto, classificato come Stw 573, hanno consentito di stabilire che questa creatura fu coeva di Lucy: quindi, mentre 3,67 milioni di anni fa in Sudafrica viveva questo ominide, chiamato Australopithecus Prometheus, durante lo stesso arco di tempo, nella regione etiope degli Afar e nel sito di Laetoli, in Tanzania, esistevano già i più antichi esemplari di Australopithecus Afarensis. Queste conclusioni sono state rese note attraverso un articolo pubblicato da Nature ed annunciate dal professor Ronald Clarke della University of Witwatersrand di Johannesburg, il vero e proprio “padre” di Little Foot in quanto suo scopritore.

Ed aprono a nuovi scenari nella comprensione di quel complesso mosaico che è la storia dell’umanità. Pur essendo contemporanei, infatti, Lucy e Little Foot non appartenevano alla medesima specie: questo aveva delle conseguenze anche sull'aspetto fisico dei due ominidi, con Little Foot dalla faccia più schiacciata ed allungata ed una regione occipitale del cranio meno pronunciata.

Tanti progenitori per l'uomo

Dal punto di vista evoluzionistico, ciò implica che le specie di ominidi più recenti non possono più essere considerate automaticamente tutte discendenti dall’Australopithecus Afarensis: ad esempio Little Foot presenta, a livello morfologico, molte più analogie con il successivo Paranthropus. Insomma, il fatto che Australopithecus Prometheus abbia circa 3,67 milioni di anni pone nuovi affascinanti interrogativi sulla geografia della distribuzione delle prime specie di ominidi in Africa e sulla relazione tra esse.

La nuova età di Little Foot

Ma come si è giunti a questa conclusione in grado di ridisegnare la storia della nostra specie? Gli studi più datati sui resti di Little Foot, nel 2003, ne avevano collocato l’età intorno a 4 milioni di anni fa sulla base delle indagini condotte sui sedimenti contenenti i fossili. Ulteriori esami sui depositi calcarei nella stessa grotta, invece, spostavano l'età ad "appena" 2,2 milioni di anni: pur essendo chiaro al professor Clarke che Little Foot non potesse essere così giovane, tra gli studiosi continuava a non esserci certezza assoluta. I nuovi studi sulle rocce attorno al fossile sono frutto del perfezionamento delle tecniche di datazione e hanno sfruttato due isotopi, rispettivamente del berillio e dell'alluminio.