Inaspettatamente sopravvissuta al recente incontro ravvicinato con il Sole, la cometa Lovejoy è la sorpresa nei cieli del Natale.

È riuscita a lasciare tutti sbalorditi provando a noi uomini, una volta di più, quanto misteriose e talvolta incomprensibili siano le meraviglie che accadono nella volta stellata sopra le nostre teste: la cometa Lovejoy era data per «spacciata» fino a pochi giorni fa e, invece, è sopravvissuta al contatto con il calore solare.

Le comete radenti come Lovejoy, infatti, sono solite passare molto vicine alla superficie del Sole e vaporizzarsi completamente, una volta giunte troppo vicine alla nostra grande stella, in una nube di vapori e polveri nata dalla distruzione del nucleo ghiacciato dell'oggetto celeste: ecco perché gli studiosi erano in paziente attesa del lampo luminoso che avrebbe salutato la morte della cometa.

E invece le cose sono andate diversamente: sebbene l'aumento di luminosità si sia verificato, con i suoi 200 metri di diametro e ad «appena» 140 000 chilometri dalla superficie di Elio, Lovejoy è sopravvissuta al suo incontro ravvicinato, circumnavigando il Sole ed uscendone quasi illesa: essa ha però perso la coda, come testimoniano le immagini del telescopio spaziale SOHO, Solar and Heliospheric Observatory, della NASA. Tuttavia il «suicidio annunciato» evocato dagli astronomi e previsto per la notte compresa tra il 15 ed il 16 dicembre, per questa volta, non si è consumato.

Lovejoy è prima sparita alle spalle del Sole, dopodiché ha fatto la sua ricomparsa per poi allontanarsi dalla stella: durante questo tragitto potrebbe aver perso la coda perché le sue componenti più volatili potrebbero essere del tutto evaporate dopo aver toccato il punto di massimo avvicinamento, il perielio; tuttavia gli scienziati non escludono del tutto l'ipotesi che, a causa di un gioco prospettico, la coda potrebbe esserci ancora ma momentaneamente non visibile.

C/2011 W3 è il nome della cometa che è più nota come Lovejoy in onore del suo scopritore Terry Lovejoy, l'australiano astronomo non professionista che l'ha osservata per il prima volta il 27 novembre di quest'anno: il suo destino, a partire da quella data, sembrava già inevitabilmente segnato. E invece la cometa ha sorpreso tutti, sopravvivendo «brillantemente» alla corona solare in cui si era tuffata.