Elisio: Università di Udine
in foto: Elisio: Università di Udine

Elisio, un magnifico esemplare di orso bruno (Ursus arctos) di circa 5 anni, è stato ucciso in Slovenia da un cacciatore. Il plantigrado era stato catturato lo scorso anno alle pendici del monte Lovinzola da un gruppo di ricercatori dell'Università di Udine per motivi di studio; dopo le analisi di rito che ne attestarono la buona salute fu dotato di un radiocollare satellitare, al fine di monitorarne comportamento e spostamenti lungo il confine italo-sloveno. Alla cattura scientifica, oltre agli zoologi e ad alcuni rappresentanti del Corpo forestale regionale, partecipò anche il cacciatore-collaboratore Elisio Da Pozzo, che ispirò il nome per lo sfortunato orso.

Il suo continuo peregrinare tra i due Paesi purtroppo gli è costato la vita, anche se si trattava di un animale incluso in un progetto di ricerca. In Slovenia, infatti, sono autorizzati abbattimenti programmati per contenere il numero di plantigradi. Elisio deve essere finito nel mirino di un cacciatore disattento, che non deve essersi accorto del radiocollare. Ma l'abbattimento dell'orso bruno, che pesava circa 130 chilogrammi quando fu catturato nella notte tra il 22 e il 23 giugno del 2017, è un incidente che si poteva e doveva evitare. Il professor Stefano Filacorda, docente dell'ateneo friulano che aveva partecipato alla cattura e seguiva Elisio da tempo, inviava ogni settimana i dati degli spostamenti dell'orso proprio per evitare che venisse abbattuto durante la caccia legalizzata. Chi doveva controllare questi dati evidentemente non li ha comunicati ai cacciatori oppure non è stato ascoltato.

Al di là della sua drammatica fine, Elisio era stato già protagonista di un brutto incidente, dal quale si salvò miracolosamente. Circa un anno fa finì infatti sotto un treno a Tolmino, sempre in Slovenia. Ma i ricercatori continuarono a monitorarne gli spostamenti senza particolari problemi. Era un orso particolarmente “spericolato”, dato che attraversò a nuoto varie volte il lago di Cavazzo e una volta superò addirittura l'autostrada Trieste-Lubiana. La sua gioia di vivere, che ha regalato agli scienziati migliaia di preziosissimi file da analizzare, si è interrotta bruscamente in un bosco di Senozece (Divaccia), sotto i piombini di una doppietta.