3 Agosto 2021
14:03

Lo stile di vita di tre americani genera CO2 sufficiente a uccidere una persona

Analizzando diversi studi dedicati all’impatto del riscaldamento globale sulla salute pubblica, il professor Daniel Bressler dell’Università Columbia di New York ha determinato che le emissioni di CO2 generate da tre cittadini americani medi (pari a 4.434 tonnellate nel corso della vita) sono sufficienti a uccidere una persona.
A cura di Andrea Centini

Lo stile di vita di tre cittadini americani “medi” produce un quantitativo di anidride carbonica (CO2) sufficiente per uccidere una persona. In termini squisitamente numerici, servono 4.434 tonnellate del principale dei gas a effetto serra immesso in atmosfera per determinare un decesso, che è appunto la quantità prodotta nel corso della vita da 3,5 americani. A stimare il costo delle emissioni di carbonio in termini di mortalità è stato il professor R. Daniel Bressler, docente presso la prestigiosa School of International and Public Affairs dell'Università Columbia di New York, oltre che ricercatore del The Earth Institute e del Center for Environmental Economics and Policy.

Lo scienziato, per giungere alla sua conclusione, ha analizzato una serie di studi dedicai all'impatto del riscaldamento globale sulla salute pubblica, determinando che per ogni 4.434 tonnellate di CO2 immessa in atmosfera in più (oltre il tasso di emissioni registrato nel 2020) si verificherà un decesso. Con 4 milioni di tonnellate di CO2 aggiuntive, pari alle emissioni di una centrale a carbone americana media, le vittime provocate saranno ben 904. Sulla base di questi calcoli, lo scienziato ha determinato che se riuscissimo a contenere le emissioni di carbonio, entro il 2050 riusciremmo a salvare la vita a ben 74 milioni di persone.

Uno dei risvolti più interessanti della ricerca risiede nel fatto che le emissioni di carbonio di un cittadino americano sono circa quattro volte superiori rispetto alla media mondiale. Se infatti servono 3,5 americani per produrre le famigerate 4,434 tonnellate di CO2 "assassine", sono necessari ben 25 brasiliani e addirittura 146 nigeriani per raggiungere la stessa quota. Tutto naturalmente dipende dallo stile di vita molto più consumistico – e legato ai combustibili fossili – delle avanzate società occidentali come quella statunitense. Soltanto il singolo cittadino medio di Arabia Saudita, Australia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, e Qatar determina emissioni di carbonio nel corso della sua vita superiori a quelle di un americano.

Va tenuto presente che il calcolo del professor Bressler pur facendo riferimento alla mortalità innescata dalle emissioni di CO2, essa contempla soltanto quella determinata dall'aumento delle temperature. Il suo calcolo, infatti, non tiene conto delle vittime di siccità, incendi, alluvioni, carestie, guerre, perdita della biodiversità, tempeste e molti altri effetti scatenati dai cambiamenti climatici. Ciò significa che potremmo essere innanzi a una grande sottostima del numero reale di morti determinati dalle emissioni di carbonio. “C'è un numero significativo di vite che possono essere salvate se si perseguono politiche climatiche più aggressive rispetto allo scenario normale”, ha dichiarato il professor Bressler al Guardian. “Sono rimasto sorpreso da quanto sia grande il numero di morti. C'è qualche incertezza su questo, il numero potrebbe essere inferiore ma potrebbe anche essere molto più alto”, ha aggiunto l'esperto, facendo riferimento al fatto che il calcolo tiene conto soltanto dell'aumento delle temperature.

Il costo sociale delle emissioni di carbonio fu calcolato per la prima volta dall'economista Premio Nobel William Nordhaus; secondo il suo modello soprannominato DICE, è stato determinato che il costo sociale del carbonio nel 2020 è pari a 37 dollari per ogni tonnellata di CO2, tuttavia se all'equazione si aggiunge il costo della mortalità calcolato da Bressler si arriva a ben 258 dollari per tonnellata di CO2. “Nordhaus ha inventato un modello fantastico, tuttavia non ha tenuto in considerazione la letteratura recente sull'impatto del cambiamento climatico sulla mortalità, c'è stata un'esplosione di ricerche su questo tema negli ultimi anni”, ha specificato l'esperto. La raccomandazione dello scienziato è quella di agire nel più breve tempo possibile e in modo incisivo contro le emissioni di CO2, passando rapidamente dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili. In questo modo non solo faremo del bene al pianeta, ma anche a noi stessi, essendo l'umanità proiettata verso "sofferenze indicibili" a causa della crisi climatica. I dettagli della ricerca “The mortality cost of carbon” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications.

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