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Covid 19
18 Marzo 2020
13:27

Lo smog della Pianura Padana ha accelerato la diffusione del coronavirus

Una ricerca guidata da scienziati della Società italiana di medicina ambientale (Sima) ha trovato un’associazione tra i picchi di polveri sottili PM10 e PM2,5 nel Nord Italia e una diffusione accelerata dei contagi di COVID-19. Secondo gli esperti le polveri sottili fanno da “carrier” al patogeno, garantendogli di diffondersi meglio e più rapidamente. Ciò spiegherebbe la pioggia di contagi nella Pianura Padana.
A cura di Andrea Centini
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Le polveri sottili che “soffocano” la Pianura Padana hanno spianato la strada alla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2, facendo da vettori al patogeno e determinando così il gran numero di contagiati che si registra in Nord Italia. In altri termini, l'inquinamento, lo smog, avrebbe favorito l'insorgenza dell'infezione scatenata dal coronavirus, la COVID-19. A sostenerlo è un team di ricerca italiano guidato da scienziati della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università di Bologna, dell'Università di Bari, dell'Università di Milano e dell'Università di Trieste.

“Le polveri stanno veicolando il virus. Fanno da carrier. Più ce ne sono, più si creano autostrade per i contagi”, ha dichiarato il coautore della ricerca Gianluigi de Gennaro, docente presso il Dipartimento di Biologia dell'Università di Bari. A suffragio di questa teoria vi è la stretta correlazione emersa tra le impennate di PM10 (particolato sottile inferiore ai 10 micrometri) e PM2,5 nel periodo compreso tra il 10 e il 29 febbraio e il numero di contagiati dal coronavirus aggiornati al 3 marzo. Questa data non è stata scelta a caso, dato che il tempo di incubazione del patogeno è stimato al massimo in 14 giorni, in base alle stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Ministero della Salute.

“Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un ‘boost', un'accelerazione alla diffusione dell'epidemia. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”, ha dichiarato il professor Leonardo Setti dell’Università di Bologna. Questo fenomeno è evidenziato dai comportamenti anomali nelle curve di crescita dei contagi registrati nella regione della Pianura Padana, con accelerazioni improvvise associate proprio ai picchi di polveri sottili registrati dalle centraline sul territorio.

I dati, pubblicati su un position paper che potete scaricare a questo link, suggeriscono che l'epidemia da COVID-19 possa essere dilagata nel Nord Italia proprio a causa dell'inquinamento, e non per caso o sfortuna rispetto ad altre zone d'Italia. Del resto le province del Nord (come quelle di Bergamo e Brescia) sono in media più inquinate rispetto a quelle di altre Regioni italiane. A lanciare l'allarme sul legame tra inquinamento e il rischio di infezione da coronavirus vi è anche l'Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA), che pone l'attenzione su un altro dettaglio interessante: “L'inquinamento atmosferico può causare ipertensione, diabete e malattie respiratorie, condizioni che i medici stanno iniziando a collegare a tassi di mortalità più elevati per Covid-19”, si legge nel comunicato stampa dell'organizzazione.

La Pianura Padana è uno dei luoghi più inquinati d'Europa, come hanno mostrato più volte le drammatiche immagini catturate dal satellite Sentinel-5P della missione Copernicus. Non ci sarebbe dunque da stupirsi che il coronavirus possa avere trovato terreno fertile nei polmoni di chi abita in quest'area, già messi a dura dalla “cappa” di polveri sottili, diossido di azoto e altri composti inquinanti. In Italia si stima che circa 80mila persone perdano ogni anno la vita a causa dell'inquinamento, che è alla base di gravi infezioni respiratorie, tumori e altre patologie. La maggior parte è concentrata proprio al Nord.

"L’impatto dell’uomo sull’ambiente sta producendo ricadute sanitarie a tutti i livelli. Questa dura prova che stiamo affrontando a livello globale deve essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell’umanità e del pianeta", ha dichiarato il dottor Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima). "In attesa del consolidarsi di evidenze a favore dell'ipotesi presentata, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o ‘marker' indiretto della virulenza dell'epidemia da Covid19", ha concluso l'esperto.

Curiosamente, proprio le misure draconiane prese dal governo (il decreto "Io Resto a Casa") per arginare la diffusione della COVID-19 hanno determinato un calo significativo dell'inquinamento su tutto il Nord Italia, che si spera possa giovare ulteriormente alla salute delle persone coinvolte dal contagio.

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