Chi vive in città inquinate ha un rischio del 40 percento superiore di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a chi abita in aree meno esposte allo smog. Lo ha determinato un team di ricerca britannico guidato da studiosi del St George Population Health Research Institute dell'Università di Londra, che hanno collaborato con i colleghi dell'Imperial College e del King's College di Londra. Gli studiosi, coordinati dal professor Iain Carey, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato statisticamente i dati di ben 131mila cittadini britannici. I partecipanti, ingaggiati nel 2004 quando avevano tra i 50 e i 79 anni di età, erano tutti residenti nell'area metropolitana di Londra e fino ad allora non avevano avuto diagnosi di demenza.

Carey e colleghi, dopo aver raccolto i dati dal programma Clinical Practice Research Datalink, hanno seguito i partecipanti per un periodo di follow-up medio di 7 anni tra il 2005 e il 2013. Prima dell'effettivo monitoraggio sulle condizioni di salute gli scienziati hanno misurato i livelli di inquinamento presso le abitazioni dei pazienti. I rilievi sono stati basati sulle indicazioni relative al traffico e sulle concentrazioni del particolato sottile PM 2.5 e del diossido di azoto (NO2), due tra i principali agenti inquinanti dello smog. In questo modo hanno potuto suddividere i partecipanti in cinque sottogruppi, distinti sulla base dell'inquinamento rilevato (dal minimo al massimo).

Durante il periodo di follow-up a 2.200 dei partecipanti è stata diagnosticata una forma di demenza. Isolando tutti i fattori di rischio che avrebbero potuto concorrere alla malattia, Carey e colleghi hanno determinato che chi viveva in aree particolarmente inquinate aveva un rischio fino al 40 percento superiore di sviluppare la demenza. Si tratta di un dato significativo poiché la causa scatenante delle patologie neurodegenerative non è ancora compresa, ma è ormai acclarato che le sostanze inquinanti presenti nello smog posso raggiungere il nostro cervello. Proprio per questa ragione si ritiene che possa esserci un'associazione tra inquinamento e morbo di Alzheimer.

Per quanto significativi, sono gli stessi autori dello studio a sottolineare di "prendere con le pinze" i risultati della loro ricerca. Del resto è noto che i sintomi dell'Alzheimer possono manifestarsi anche 20 anni dopo l'insorgenza della patologia, e poiché non si sa dove vivessero in precedenza le persone coinvolte nell'indagine, i risultati della ricerca ne possono essere pesantemente influenzati. Per questo sarà necessario condurre ulteriori studi di approfondimento. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica British Medical Journal.