scarabeo stercoraro segue la via lattea

Mentre era intento ad osservare gli astri, Talete cadde in un pozzo: l’episodio gli costò la derisione da parte di una “servetta trace” che, spiritosamente, gli rimproverò che, con gli occhi rivolti alla volta stellata, non osservava quel che accadeva tra i suoi piedi. Anche lo scarabeo stercorario guarda al cielo ma, al contrario del filosofo greco, si serve della Via Lattea proprio per non smarrire la strada: un indispensabile aiuto a non perdere l’orientamento per un insetto che ne ha molto bisogno, giacché si muove costantemente accompagnato dalle “pallottole” di sterco che costituiscono il suo principale nutrimento e nelle quali depone anche le proprie uova.

Uno studio recentemente pubblicato da Current Biology spiega come, contrariamente a quanto generalmente si pensa, non soltanto uomini , uccelli e foche ricorrano alle stelle per direzionarsi, ma anche queste piccolissime creature, che vivono a contatto con il suolo terrestre, vengano “illuminate” dagli astri per trovare la propria strada. Già in passato era stato dimostrato come la luce del Sole (o anche della Luna o di una qualunque altra fonte) venisse utilizzata dallo scarabeo stercorario per indirizzare se stesso e la sua balla di sterco; ora le osservazioni dei ricercatori della Lund University svedese pongono l’accento su un altro aspetto sorprendente della vita segreta di questi coleotteri.

La candida scia della Via Lattea non viene seguita in maniera unidirezionale bensì funziona come una sorta di banda luminosa lungo la quale gli scarabei stercorari possono spostarsi con sicurezza, riuscendo così a sostituire la più forte luce del nostro satellite naturale nelle notti di Luna nuova; in effetti i ricercatori hanno iniziato ad interrogarsi sulla possibilità che fossero le stelle della Via Lattea a guidare gli insetti proprio dopo aver notato come, soltanto durante le notti nuvolose, essi perdessero completamente “la bussola”. Ora, per gli etologi, si tratterà di scoprire come questo comportamento sia presente in altri animali: ipotesi al riguardo sono state avanzate numerose già in passato (per le rane e i ragni, ad esempio) ma il caso delle scarabeo è il primo ad essere stato scientificamente dimostrato. I ricercatori sono certi che tale caratteristica sarà riscontrabile in moltissime altre specie: basterà andare a dare un’occhiata per scoprire un’altra sorpresa del meraviglioso mondo della vita animale.