Nel luglio del 2017 un gigantesco iceberg grande come la Liguria chiamato A68 si è sganciato da una piattaforma antartica e ha iniziato a muoversi verso nord, nel cuore dell'oceano. All'epoca l'imponente massa ghiacciata, la più imponente conosciuta, aveva una superficie di circa 6mila chilometri quadrati e conteneva oltre 1.100 chilometri cubici di ghiaccio, per un peso superiore al trilione di tonnellate e un'altezza di circa 400 metri (200 sopra la superficie dell'acqua e almeno altri 200 al di sotto di essa). Col passare degli anni il colossale iceberg si è frammentato in corpi più piccoli, ma alcuni di quelli "sopravvissuti" sono ancora giganteschi. Uno di essi, A68a, lungo 150 chilometri e largo 50, è ora diretto verso l'isola della Georgia del Sud, nell'Atlantico meridionale, dove potrebbe schiantarsi e determinare un vero e proprio disastro ecologico per foche, pinguini e altri animali che la popolano.

La remota striscia di terra emersa, un territorio britannico d'oltremare, è lunga 167 chilometri e larga fino a 40, dunque ha dimensioni simili a quelle dell'iceberg, che al momento si trova a meno di 50 chilometri da essa, come dichiarato alla Reuters dal dottor Geraint Tarling, un oceanografo e biologo del British Antarctic Survey. Lo scienziato ritiene che la collisione sia "praticamente inevitabile", anche se c'è ancora speranza che le correnti marine possano spostarlo verso Est ed evitare perlomeno lo scenario peggiore. Non si deve immaginare a un impatto frontale in grado di distruggere la terra emersa, piuttosto al lento avvicinamento di una escavatrice, in grado di devastare l'intero fondale marino sul suo percorso e cambiare radicalmente gli equilibri ecologici. La preoccupazione maggiore per gli scienziati sono tuttavia per le copiose colonie di pinguini (oltre 2 milioni di esemplari) e foche che popolano l'isola.

Come sottolineato dallo scienziato, a rischiare sono i pigoscelidi comuni o pinguini Papua (Pygoscelis papua), i pinguini reali (Aptenodytes patagonicus), gli eudipti ciuffodorati o pinguini fronte dorata/macaroni (Eudyptes chrysolophus) e i pigoscelidi antartici (Pygoscelis antarcticus). Se infatti il colossale iceberg dovesse piazzarsi innanzi all'isola, i pinguini – e anche le foche – non potrebbero lanciarsi in mare per andare a pescare come hanno sempre fatto. Saranno destinati a cambiare percorso e ad allungare la strada, e questo potrebbe costare la vita alla nuova generazione di piccoli appena nata. Soprattutto i pulcini che hanno bisogno di nutrirsi molto ogni giorno, come quelli dei pigoscelidi. I pinguini danno alla luce i piccoli proprio in questo periodo dell'anno, per cui la presenza dell'iceberg potrebbe rappresentare una minaccia letale per un numero enorme di esemplari. Anche le foche hanno appena dato vita ai cuccioli, e il rischio che possano morire di stenti è elevatissimo.

A preoccupare gli scienziati vi sono anche i cambiamenti negli equilibri dell'ecosistema sottomarino. Non solo per il fondale “falciato” dal passaggio dell'iceberg, ma anche per il rilascio di enormi quantità di acqua dolce, che potrebbe avere un impatto significativo sulla produzione di fitoplancton – a causa delle alterazioni biochimiche – e di conseguenza sulla presenza di krill (crostacei) e pesci di cui si nutrono sia i pinguini che le foche. L'intero ecosistema attorno all'isola della Georgia del Sud potrebbe essere stravolto, ma purtroppo si potrà fare poco o nulla per aiutare gli animali coinvolti in questo potenziale disastro ecologico senza precedenti. Gli scienziati britannici stanno organizzando spedizioni anche in collaborazione con la Royal Air Force per studiare gli effetti dell'arrivo dell'iceberg, nella speranza che i suoi effetti siano il meno dannosi possibile per la fauna selvatica.