Ricercatori italiani hanno scoperto i meccanismi che permettono alle cellule tumorali della leucemia mieloide acuta (LMA) di sfuggire al controllo del sistema immunitario, determinando il rischio di ricadute anche dopo il trapianto del midollo osseo. L'individuazione di questi processi biologici può aiutare i ricercatori a trovare nuovi metodi per ridurre il rischio di recidiva della malattia, una neoplasia ematologica (tumore del sangue) che colpisce soprattutto gli adulti – il rischio di svilupparla aumenta con l'età – e che viene curata circa nel 40 percento dei casi.

Orgoglio italiano. A scoprire i subdoli meccanismi che permettono alle cellule tumorali di “nascondersi” dalle sentinelle del sistema immunitario è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani della Divisione di Immunologia, Trapianti e Malattie infettive presso l'Istituto scientifico IRCCS San Raffaele di Milano. I ricercatori hanno collaborato con i colleghi dell'Università San Raffaele Vita-Salute, dell'Università Clinica di Essen (Germania), dell'Institut Paoli Calmettes di Marsiglia (Francia), del Centro Medico dell'Università di Leiden (Paesi Bassi) e di diversi altri istituti. La ricerca è stata finanziata dall'AIRC (l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e dal Ministero della Salute.

Meccanismi di fuga. Ma come fanno le cellule tumorali della leucemia mieloide acuta a nascondersi dal sistema immunitario? Gli scienziati, coordinati dal professor Luca Vago, ricercatore presso l'Unità di Immunogenetica, Leucemia Genomica e Immunobiologia dell'istituto meneghino, studiando due coorti di pazienti hanno scoperto che adottano due strategie differenti. Nella prima riducono l'espressione dell'antigene leucocitario umano (HLA) di tipo DR, DQ e DP sulla propria superficie, un metodo che gli consente di celarsi agli occhi dei linfociti T, le sentinelle del sistema immunitario. Il secondo stratagemma è invece legato all'aumento di alcuni recettori immunosoppressori, che indicano ai linfociti di fermare la “caccia”.

Speranze. Conoscere queste strategie da parte delle cellule tumorali permette agli scienziati di predisporre contromisure più efficaci per contrastare il rischio di recidiva. Per entrambi i meccanismi di fuga, del resto, esistono già sistemi in grado di contrastarli, come ad esempio la promozione della produzione di interferone e la somministrazione degli inibitori dei checkpoint immunitari. Grazie ai risultati dello studio, i ricercatori sperano di migliorare gli approcci personalizzati abbattendo sensibilmente il rischio di ricadute. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Medicine.