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27 Giugno 2012
14:41

Lettura del pensiero, l’impresa non impossibile della tecnologia

La telepatia è soltanto un dono i cui segreti sono riservati a maghi, stregoni e creature soprannaturali viventi nelle pagine dei libri? Secondo gli scienziati, da tempo ormai non più, dal momento che la tecnologia è già in grado di decodificare i pensieri e tradurli in parole.
A cura di Nadia Vitali
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Facoltà paranormale, al pari di chiaroveggenza e precognizione, o soltanto uno dei prossimi passi della scienza del futuro? La telepatia rientra tra quei delicati argomenti che da sempre affascinano parapsicologi ed appassionati del soprannaturale e che portano gli scienziati a scuotere la testa di fronte alla oggettiva impossibilità di dimostrare empiricamente la reale capacità, che sarebbe propria di alcuni individui particolari in grado di accedere a percezioni che vanno al di là dei cinque sensi, di leggere nella mente altrui. Eppure, al di là degli aspetti riservati a maghi e stregoni, alcuni studi  avrebbero dimostrato come, grazie all'ausilio delle più moderne tecnologie, l'impresa di conoscere i pensieri nascosti dei propri simili potrebbe non più essere impossibile: lo documenterebbe un recente esperimento condotto da alcuni ricercatori statunitensi che grazie all'ausilio di minuscoli elettrodi sarebbero riusciti a "captare" i segnali elettrici prodotti dal cervello e a decodificarli, rendendoli in forma di parole.

In fondo è un vecchi sogni dell'umanità e, al pari di tanti altri che hanno visto la propria realizzazione negli ultimi decenni o nel trascorso secolo, non è escluso che l'avvenire riservi un futuro in cui la telepatia non sia più un segreto riservato a personaggi immaginari o a misteriosi racconti. Certo, la fantasticheria di poter ascoltare il silenzioso flusso di coscienza di chi è posto dinanzi a noi a sua insaputa difficilmente potrà avversarsi, così come difficilmente si otterranno le prove di mute comunicazioni tra soggetti ESP; oltretutto la magia di questo tipo di capacità potrebbe essere in parte penalizzata dalla presenza di più o meno ingombranti strumenti tecnologici. Ma poco potrebbe importare dinanzi alla possibilità di conoscere a fondo e perfettamente i meccanismi di funzionamento delle nostre cellule nervose, anche in visione della possibilità che tali scoperte possano rivelarsi utili per una serie di studi più ampi sul cervello. Così, se a partire dalla fine del XIX secolo numerosi esperimenti hanno provato invano a dimostrare l'esistenza della telepatia considerandola una "dote" riservata a presunti privilegiati, oggi la scienza affronta il problema da una prospettiva diversa in un tentativo dalla forma differente che proverebbe come la lettura del pensiero non è più un obiettivo irraggiungibile. Del resto, i tempi sono mutati e lo spiritismo ottocentesco, con tutti i suoi bizzarri e singolari studi sul paranormale, è tramontato da un pezzo.

L'idea della telepatia hi-tech non è esattamente innovativa: si basa sulle conoscenze che le scienze neurologiche hanno acquisito negli ultimi decenni ed è già stata esplorata da molti studi, inclusi quelli volti alla creazione di macchine in grado di registrare un altro flusso di coscienza (anzi per la precisione di in-coscienza), ovvero quello notturno. L'ultimo esperimento sull'argomento è stato condotto dai ricercatori della University of Pennsylvania e della Thomas Jefferson University su alcuni pazienti volontari con epilessia, in attesa di un intervento chirurgico: minuscoli elettrodi impiantati nel cervello hanno consentito ai ricercatori di monitorare l'attività cerebrale, rilevando gli impulsi elettrici. Tali impulsi sono stati trasmessi ad un computer che li ha decodificati nella forma delle quindici parole che ciascuno dei partecipanti aveva pensato, come era stato loro richiesto di fare, chiaramente nel preciso ordine utilizzato: una tecnica che, in futuro, potrebbe promettere anche di analizzare le modalità in cui le informazioni vengono immagazzinate, le caratteristiche e le proprietà utilizzate per immagazzinare ricordi, fino ad esplorare i segreti della correlazione e dell'associazione tra parole. Insomma, più che gli aspetti legati alla telepatia nel senso più appropriato del termine, la nuova tecnica sembra promettere di raggiungere «il difficile obiettivo di tracciare una mappa dei pensieri umani», secondo quanto spiegato dal professor Michael J. Kahana che ha guidato lo studio: il che potrebbe avere degli aspetti significativi anche per gli studi sul linguaggio dato il suo ruolo imprescindibile nell'ambito dello sviluppo del pensiero e della comunicazione.

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