Alle 09:50 ora italiana di lunedì 23 settembre sarà il momento esatto dell'equinozio d'autunno, quello che determina il passaggio astronomico dall'estate alla stagione autunnale. Le temperature, del resto, ce lo suggeriscono già da qualche giorno, mentre su diverse regioni dello Stivale imperversano diffuse perturbazioni dal sapore autunnale. Insomma, mancava all'appello solo l'equinozio, che sancisce l'arrivederci ufficiale all'estate e l'arrivo delle stagioni “fredde”. Nonostante il passaggio del testimone, tuttavia, ancora per qualche settimana potremo godere di giornate e serate gradevoli, durante le quali sarà possibile ammirare gli spettacoli del firmamento senza coprirsi troppo.

Cos'è l'equinozio

Il termine equinozio, che deriva dal latino “aequinoctium”, cioè “notte uguale”, sta a significare che notte e giorno hanno la medesima durata. In altri termini, il Sole si troverà sopra l'orizzonte per lo stesso numero di ore che trascorrerà al di sotto di esso. Naturalmente la posizione della stella sulla volta celeste è determinata dai moti di rotazione e rivoluzione della Terra attorno ad essa. In realtà a causa della rifrazione dell'atmosfera e di altri fattori le ore di luce e quelle di buio non avranno la stessa identica durata, ma ci sarà sempre un leggerissimo vantaggio per le prime durante gli equinozi, che dal punto di vista squisitamente astronomico si verificano quando il Sole si trova allo zenit dell'equatore. Il 23 settembre l'equinozio d'autunno si verificherà solo nell'emisfero boreale, mentre in quello australe ci sarà quello di primavera.

Gli equinozi si susseguono regolarmente ogni sei mesi, ma mentre l'equinozio d'autunno si verifica nei giorni 22 o 23 del mese di settembre, l'equinozio di primavera cade tra il 19 al 21 di marzo. Questo leggero “ritardo” dell'equinozio d'autunno è legato al fatto che la Terra tra il 3 e il 7 luglio si trova all'afelio, cioè alla massima distanza dal Sole, poco più di 152 milioni di chilometri. Quando la Terra transita alla maggiore distanza dalla stella ha un moto di rivoluzione leggermente più lento; ciò determina il ritardo sulla tabella di marcia dell'equinozio d'autunno. I giorni dei solstizi e degli equinozi, inoltre, sono variabili e non fissi anche a causa della differenza tra calendario gregoriano e anno astronomico, che dura esattamente 365,25 giorni. Ogni anno equinozi e solstizi perdono sei ore proprio perché il calendario non tiene in considerazione quel quarto di giorno supplementare. Passati quattro anni si è dunque costretti a “pareggiare” i conti introducendo l'anno bisestile.