Chi soffre di malattie reumatiche autoimmuni rare ha un rischio sensibilmente maggiore di morire a causa della pandemia di COVID-19, e il tasso di mortalità risulta più elevato anche nei pazienti giovani. Per fare un esempio pratico, un uomo di 35 anni con una diagnosi di RAIRD (acronimo di rare autoimmune rheumatic diseases) in questi mesi presenta il medesimo rischio di perdere la vita di un cinquantacinquenne della popolazione generale. Com'è ormai ampiamente acclarato dagli studi epidemiologici, con l'aumentare dell'età cresce in modo significativo il rischio di morire per l'infezione, ma nel caso specifico di questi pazienti non è chiaro se i decessi siano legati direttamente alla COVID-19 o alla riduzione dell'assistenza medica, verificatasi a causa del lockdown e di altre restrizioni.

A determinare che i pazienti con malattie reumatiche autoimmuni rare hanno un tasso di mortalità più elevato durante la pandemia è stato un team di ricerca britannico guidato da scienziati della Divisione di Epidemiologia e Salute Pubblica presso l'Università di Nottingham, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del NCARDRS Head of Rare Disease – National Disease Registration Service e del Nottingham University Hospitals NHS Trust. Gli scienziati coordinati dalla professoressa Fiona Pearce, esperta di epidemiologia reumatologica, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un approfondito studio di coorte con i dati di circa 170mila pazienti del Regno Unito, tutti affetti da malattie reumatiche autoimmuni rare con diagnosi effettuata entro il 1 marzo 2020. I pazienti avevano un'età media di 61,7 anni e il 70,2 percento (118.379) era composto da donne. Le malattie autoimmuni come il lupus eritematoso e l'artrite reumatoide colpiscono una percentuale nettamente superiore di donne.

Incrociando i dati dei decessi relativi ai mesi di marzo e aprile, durante la prima tragica ondata di contagi, è emerso che 1.815 dei pazienti hanno perduto la vita, pari all'1,1 percento del totale. Il tasso di mortalità per età tra pazienti con RAIRD è risultato essere di 1,44 volte superiore rispetto alla media registrata negli stessi mesi dei 5 anni precedenti, mentre nella popolazione generale inglese è risultata 1,38 volte superiore. La prima ondata di infezioni, del resto, ha colpito molto duramente il Regno Unito, provocando decine di migliaia di vittime come in Italia. Dall'analisi statistica è stato determinato che il rischio di morire durante la pandemia per i pazienti con RAIRD si è innalzato a partire dall'età di 35 anni; che le donne con malattie reumatiche autoimmuni rare avevano un tasso di mortalità analogo a quello degli uomini (di solito è inferiore) e che i pazienti RAIRD in età lavorativa avevano lo stesso rischio di una persona con 20 anni di più nella popolazione generale.

“Questo studio è un passo importante per aiutarci a comprendere l'impatto della pandemia Covid-19 sulle persone affette da malattie reumatiche autoimmuni rare nel Regno Unito. I risultati dimostrano che, come gruppo, le persone con condizioni come il lupus sono state colpite in modo sproporzionato e quindi è necessario fornire assistenza supplementare”, ha dichiarato il dottor Paul Howard, amministratore delegato di Lupus UK. “I prossimi passi della nostra ricerca saranno quelli di esaminare i dati dei certificati di morte e scoprire perché le persone hanno perso la vita. Esamineremo se è stato causato dalla COVID-19 o dall'interruzione dei servizi sanitari”, ha dichiarato l'autrice principale dello studio. I dettagli della ricerca “Risk of death among people with rare autoimmune diseases compared to the general population in England during the 2020 COVID-19 pandemic” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Rheumatology.