Un recente servizio di Nadia Toffa per "Le Iene" ha scatenato un putiferio, soprattutto tra gli amanti dei manga e della cultura giapponese, tanto che la stessa inviata ha dovuto pubblicare un post di chiarimenti.

La pedo-pornografia non è legale in Giappone, una apposita legge la rende tale già da un anno. Ed è importante distinguere le due cose, quando ovviamente non si tratta di veri minori utilizzati per questo genere di rappresentazioni. Ad ogni modo l’opinione pubblica nipponica osteggia da sempre entrambe le cose, per quanto sia banale occorre precisare anche questo. Il servizio televisivo non tiene conto delle differenze culturali enormi che sussistono nel paese del Sol levante rispetto all’Occidente cristiano. Non di meno, da noi ormai i manga sono ben noti non solo all’attuale generazione di adolescenti. Invece dobbiamo precisare che non vanno confusi con gli hentai, ovvero gli albi erotici giapponesi.

La moda delle maid e dei maid caffè viene travisata totalmente, ridotta a mera prostituzione. Tante ragazze occidentali raggiungono il Giappone per approfondirne lingua e cultura, trovandosi esse stesse a fare le maid; come la youtuber Matcha Latte, che ha realizzato un video di debunking esaustivo sulla vicenda. Il fenomeno delle maid, emblema del kawaii (che se consentite potremmo definire impietosamente "pucciosità") non riguarda solo gli adulti ma anche i bambini. Difficile comprenderlo per noi. Si possono trovare anche ragazzi, non necessariamente omosessuali, che semplicemente trovano bello vestirsi in maniera femminile. Ciò che colpisce agli occhi di un occidentale è la grande cortesia con cui gli adulti si approcciano alle maid. Il loro più che un bisogno pruriginoso è semplicemente l’esigenza di parlare con una persona. I ritmi di lavoro vigenti in Giappone risulterebbero per noi massacranti, roba da far impazzire il più riformista dei sindacalisti, con turni che invadono la sfera privata impedendo – specialmente agli scapoli – di avere rapporti d’amicizia, se non coi colleghi di lavoro.

maid

Vogliamo chiamarla “amicizia a pagamento”? E' il modo più semplice, ma poco esaustivo, con cui ridurre questo complesso aspetto della cultura giapponese, specialmente in grandi metropoli come Tokyo, dove la solitudine può essere devastante. La differenza culturale è tanta ch'è difficile trovare i termini corretti.

Nel servizio vi sono diversi equivoci. Oltre agli errori di traduzione e il gettare in un unico calderone i locali per famiglie con quelli per adulti, si finisce per scordare che spesso le ragazze giapponesi dimostrano agli occhi di un occidentale di essere molto più giovani di quel che sono, tanto da sembrare letteralmente delle bambine. Questo genere di fraintendimenti potrebbe causare problemi anche nel turismo. Le ragazze occidentali che amano vestirsi da cosplayer emulando le loro eroine dei manga o dei videogiochi ne sanno già qualcosa. Per chi volesse approfondire consigliamo la lettura di un articolo che pubblicammo già un anno fa sul fenomeno dei maid caffè e delle similitudini col cosplay.

Del resto i maid caffè sono ormai approdati anche in Europa, Italia compresa. Essi riflettono la capacità dei giapponesi di saper giocare e di affrontare con leggerezza la vita quotidiana; situazioni banali come bere un caffè, o più profonde, come confidarsi con una figura amica. Una lezione di serenità che potrebbe tornarci utile nell'approcciarci con altre culture, da stranieri in casa d’altri, visto che ci scaldiamo così tanto quando questo non succede con noi.