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in foto: Credit: wikipedia

Le lenti a contatto rappresentano una grave minaccia ambientale poiché rilasciano pericolosissime microplastiche nei corsi d'acqua. A lanciare l'allarme un team di ricerca del Biodesign Institute presso l'Università Statale dell'Arizona (ASU), che ha condotto una pionieristica indagine sullo smaltimento delle lenti a contatto – in particolar modo di quelle usa e getta – e sugli effetti degli impianti di trattamento delle acque reflue. Ciò che è emerso è altamente preoccupante, sia per i numeri coinvolti che per le potenziali conseguenze sull'ambiente e sulla nostra salute. Le microplastiche, del resto, vengono scambiate per alimenti dai pesci, e attraverso la catena alimentare possono giungere sin sulle nostre tavole.

I tre scienziati dietro allo studio, Charlie Rolsky, Varun Kelkar e Rolph Halden, hanno avviato la propria indagine sulla base di esperienze personali. Uno di loro, infatti, aveva sempre indossato occhiali e lenti a contatto, così, durante una ricerca sull'inquinamento ambientale hanno cominciato a chiedersi che fine facessero le lenti a contatto dopo l'utilizzo. Grazie a una rapida ricerca hanno scoperto che non vi erano studi in merito, così hanno deciso di avviarne uno proprio. Per prima cosa hanno iniziato a intervistare numerosi portatori di lenti a contatto, scoprendo che ben il 15-20 percento di chi le indossa le getta nel water o nel lavandino, facendole così finire nelle acque reflue e negli appositi impianti di trattamento. Poiché sono almeno 45 milioni gli americani che le indossano, gli studiosi hanno stimato che ogni anno finiscono negli impianti ben 10 tonnellate di lenti a contatto.

Lente a contatto degradata in ambiente di depurazione. Credit: Charles Rolsky
in foto: Lente a contatto degradata in ambiente di depurazione. Credit: Charles Rolsky

Il dato più preoccupante tuttavia non deriva dai numeri, bensì dagli effetti del trattamento. Se le plastiche comuni, infatti, sono composte perlopiù da polipropilene, quelle delle lenti a contatto hanno una combinazione di composti specifici per garantirne la morbidezza e il passaggio dell'ossigeno. Fra essi vi sono siliconi, fluoropolimeri e metilmetacrilato. Sottoponendo queste sostanze all'azione dei microorganismi anaerobici e aerobici utilizzati normalmente negli impianti di depurazione delle acque reflue, i ricercatori hanno dimostrato l'indebolimento dei polimeri plastici fino alla rottura delle lenti a contatto, un processo che libera piccoli frammenti in grado di dar vita alle pericolose microplastiche. Come indicato, queste ultime possono essere divorate dai pesci, ed essendo indigeribili hanno effetti devastanti sul loro apparato digerente. Inoltre, poiché attraverso la catena alimentare le microplastiche possono passare di specie in specie, è molto probabile che vengano coinvolti anche pesci di interesse commerciale e che dunque consumiamo anche noi.

Halden e colleghi si augurano che la loro ricerca spingerà altri studiosi a indagare sull'impatto ambientale delle lenti a contatto, ma anche le case produttrici a inserire appositi avvertimenti nelle confezioni dedicati allo smaltimeto. I dettagli sugli effetti ambientali delle lenti a contatto sono stati presentati in seno al 256 ° National Meeting & Exposition della American Chemical Society (ACS).