Tumuli funerari danesi del 3.500 – 3.100 a. C., altezza media tra i 3 e i 5 metri (Photo: Kristian Kristiansen).
in foto: Tumuli funerari danesi del 3.500 – 3.100 a. C., altezza media tra i 3 e i 5 metri (Photo: Kristian Kristiansen).

Le possibilità offerte dalla scienza moderna stanno consentendo di ricostruire, seppur con lentezza, momenti cruciali della storia dell’umanità che fino a pochi decenni fa erano avvolti nel mistero o quasi. In assenza di testimonianze scritte, o di una grande ricchezza di reperti, le informazioni che può darci il sequenziamento del genoma degli uomini preistorici sono preziosissime. E sono sempre più gli studi che si muovono in questa direzione.

Una rivoluzione culturale e sociale

L’Età del Bronzo costituisce uno dei periodi fondamentali in ragione delle radicali trasformazioni che lo caratterizzarono e per questo è di grande interesse per gli studiosi: tra 5.000 e 3.000 anni fa, l’umanità visse un’epoca tumultuosa durante la quale comparvero nuove tecnologie e tradizioni culturali, dalle armi raffinatamente lavorate, ai carri trainati dai cavalli, al cambiamento nelle pratiche sepolcrali. Un mutamento culturale che attraversò l’Europa come l’Asia, partendo dalle steppe tra il Mar Nero e il Mar Caspio.

Cosa accadde all’alba della civiltà? Oggi ci è più facile saperlo, grazie alla relativa economicità delle tecniche di sequenziamento e alla diffusione crescente dei laboratori dove tali studi possono avere luogo. Per rispondere a questa domanda, ha lavorato un gruppo di ricercatori del Museo di Storia Naturale di Copenaghen, utilizzando avanzate tecnologie per ricostruire il genoma di 101 persone che vissero in Eurasia tra il 3.000 a. C. e il 700 d. C.

Il ruolo fondamentale delle migrazioni

I dati hanno portato gli studiosi a trovare una possibile risposta a domande che si sono posti gli archeologi per decenni. Ad esempio, c’erano opinioni discorsi rispetto alle ragioni dei cambiamenti dell’Età del Bronzo: potevano questi essere interpretati come il frutto delle migrazioni o come semplice diffusione di idee? Il professor Morten Allentoft e i suoi colleghi sostengono che gli spostamenti massicci furono un elemento primario nel cambiamento: e le tracce di questo sono visibili nel profondo cambiamento nel corredo genetico degli europei delle aree settentrionali e centrali intervenuto proprio in quell’epoca.

La cultura di Jamna

Prima del 3.000 a. C. il genoma degli europei presentava molti tratti in comune con quello dei primi coltivatori provenienti dal Medio Oriente che introdussero l’agricoltura in Europa, così come anche con quello dei più antichi cacciatori-raccoglitori locali. Ma intorno al 2.000 a. C. nel loro patrimonio genetico c’erano molte più tracce della cultura di Jamna la cui origine si colloca intorno al 2.900 a. C. Nomadi (ma in alcune zone praticavano anche l’agricoltura) questi popoli si espansero (non possiamo sapere se più o meno pacificamente) a partire dalla propria regione di provenienza, la steppa pontico-caspica, portando con loro un nuovo sistema basato sulla famiglia e sulla proprietà. Nell'Europa settentrionale gradualmente si mescolarono con le persone che abitavano quelle regioni dando vita a quella che sarebbe stata chiamata Cultura della Ceramica Cordata (Corded Ware Culture) che, dal punto di vista genetico, presenta forti analogie con gli europei che attualmente vivono sulle Alpi.

Areale della cultura di Jamna e della Cultura della Ceramica Cordata
in foto: Areale della cultura di Jamna e della Cultura della Ceramica Cordata

Migrazioni linguistiche?

Tali conclusioni sono compatibili con uno studio che ha precedentemente sequenziato il DNA di 69 antichi europei, avanzando ipotesi sulla possibilità che queste ondate migratorie avessero avuto un ruolo fondamentale nella diffusione delle lingue indo-europee nell’Europa occidentale.

Tracce genetiche della stessa cultura di Jamna sono state identificate dal team di Allentoft nelle popolazioni che vissero nella Russia Centrale tra il 2.900 e il 2.500, nella regione dei monti Altai. Questa presenza potrebbe spiegare potenzialmente perché le lingue indoeuropee sono state parlate in alcune remote aree dell’Asia: è il caso del Tocario orientale e occidentale, lingue della regione del Turkestan cinese estinte ormai da secoli. Questa ipotesi, comunque, non convince e resta tutta da verificare: purtroppo la lingua non lascia firme nel DNA, altrimenti gli scienziati andrebbero facilmente a cercarle.

Intolleranza al lattosio

Lo studio ha aiutato a far luce su un altro aspetto, osservando come la capacità di digerire il lattosio da adulti doveva essere molto rara nell’Età del Bronzo in Europa; al contrario, risultava più diffusa tra i pastori di Jamna che provenivano dalle steppe caucasiche. Si è spesso sostenuto che la tolleranza al lattosio da adulti si fosse sviluppata nell'area balcanica o nel Medio Oriente in connessione con l'introduzione dell'agricoltura durante il Neolitico: ma forse si trattò di un patrimonio portatoci dalle steppe caucasiche da cui provenivano quei popoli che ridisegnarono la geografia e la cultura dell'Eurasia nell'Età del Bronzo.

[Immagine centrale: "Corded Ware culture" di Dbachmann, via Wikimedia Commons]