Canguri e flatulenze
in foto: Canguri e flatulenze

Accusate di essere responsabili, almeno in parte, del riscaldamento globale, le mucche non sono gli unici mammiferi ad emettere flatulenze ricche di metano. Se fino ad oggi si pensava che i canguri godessero di batteri speciali capaci di rendere innocue le loro emissioni, uno studio svela che la realtà dei fatti è un'altra. Come spiegato nella ricerca intitolata “Decreasing methane yield with increasing food intake keeps daily methane emissions constant in two foregut fermenting marsupials, the western grey kangaroo and red kangaroo” e pubblicata su Journal of Experimental Biology , a partire dagli anni '70 divenne convinzione comune che le flatulenze dei canguri non contenessero metano, questo grazie, si diceva, alla presenza di alcuni batteri dell'intestino.

La scoperta di recente pubblicazione ha però sfatato questo mito. Allo studio hanno partecipato 10 canguri, 6 Macropus fuliginosus (canguro grigio occidentale) e 4 Macropus rufus (canguro rosso) inseriti in singoli ambienti sigillati e nutriti con diverse quantità di alimenti.

Per ogni canguro, gli scienziati hanno misurato il livello di metano presente nell'aria, emesso dagli stessi mammiferi, così come ne sono state analizzate le feci per controllare la quantità di nutrienti. I dati raccolti hanno evidenziato che i macropodidi in realtà producono il 27% di metano in meno rispetto ai ruminanti, ma la quantità rimane invariata se paragonata alle emissioni di altri non ruminanti come i cavalli.

Quanto scoperto va ad inserirsi nelle recenti ricerche interessate a comprendere come ridurre l'impatto ambientale delle mucche. Per alcuni la soluzione, o comunque un aiuto, potrebbe essere la sostituzione di parte della carne dei bovini con quella dei canguri. Oppure si potrebbe pensare ad una generale diminuzione della produzione stessa della carne, di qualsiasi provenienza, viste anche le recenti informazioni rilasciate dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riguardanti il legame tra l'eccessivo consumo di carne rossa e lavorata e l'incremento delle probabilità di sviluppare un tumore.