L'impatto della nostra specie sul pianeta Terra può essere definito con diversi aggettivi poco lusinghieri, ma che possono essere riassunti in uno soltanto: catastrofico. I cambiamenti climatici, la scomparsa di numerose specie vegetali e animali, la deforestazione e l'inquinamento sono soltanto alcune delle “medaglie” che ci siamo guadagnati sul campo con la nostra inesauribile avidità, in tempi così rapidi da far impallidire le catastrofi naturali che hanno segnato la storia evolutiva del pianeta. Non è un caso che molti studiosi intendano identificare l'impronta dell'uomo sulla Terra in una Era vera e propria, definita Antropocene. Ebbene, abbiamo appena messo a segno un altro record di cui non andare fieri; in questo 2020, che resterà impresso nella storia a causa della pandemia di COVID-19, tutte le cose che abbiamo prodotto fino ad oggi, dagli edifici alle auto, passando per le strade agli oggetti di uso comune, hanno superato in massa quella di tutti gli organismi viventi che popolano il pianeta, la cosiddetta biomassa.

A fare questo calcolo è stato un team di ricerca israeliano composto da scienziati dell'autorevole Istituto delle Scienze “Weizmann” di Rehovot, guidato dal professor Ron Milo, docente presso il Dipartimento di Scienze Vegetali e Ambientali. Gli scienziati per fare i propri calcoli hanno suddiviso le cose prodotte dall'uomo in sei categorie principali: il cemento, gli aggregati, i mattoni, l'asfalto, i metalli e “altri”, nella quale confluiscono il legno, la carta, la plastica, il vetro e tutti gli altri materiali utilizzati nella produzione di oggetti e infrastrutture. Per produrre tutto questo materiale abbiamo quasi dimezzato la biomassa della Terra, facendola crollare da 2 teratonnellate a 1,1 teratonnellate. Se all'inizio del 1900 le cose costruite dall'uomo rappresentavano soltanto il 3 percento della biomassa, quest'anno la stiamo per superare o l'abbiamo già superata. In altri termini, tutto ciò che abbiamo costruito ha un peso di circa 1,1 teratonnellate, che diventeranno 3 teratonnellate entro il 2040.

Milo e colleghi sottolineano che nel calcolo del “sorpasso” non sono contemplati i rifiuti, i materiali di scarto, altrimenti avremmo già superato la biomassa – composta per il 90 percento da vegetali – già nel 2013. In base alle analisi degli scienziati israeliani, ogni anno produciamo 30.000.000.000 di tonnellate (30 gigatonnellate) di cose all'anno, con un raddoppio avvenuto ogni venti anni a partire dal XX secolo. Ciò significa che in media, per ogni persona, ogni settimana viene prodotta una massa di origine antropica pari a più del suo peso corporeo. Le ricostruzioni dopo le guerre mondiali, i boom economici dopo periodi di crisi, il passaggio a materiali d'uso comune come il cemento e l'asfalto hanno dato una brusca accelerata alla consumazione delle risorse naturali, già "aggredita" dall'agricoltura. Se è vero che da una parte stanno aumentando i terreni dedicati ai raccolti e all'allevamento di bestiame per la carne, parallelamente la deforestazione, la desertificazione e le modifiche nell'uso del suolo stanno erodendo la biomassa. Anche la caccia e la pesca intensiva hanno avuto un impatto sul peso complessivo degli esseri viventi, e non è un caso che anche altri fattori come il riscaldamento globale – sempre innescato dalle attività antropiche – abbiano dato vita alla sesta estinzione di massa, che ha come unico responsabile proprio l'uomo.

A causa dell'incertezza dei dati, il sorpasso potrebbe essere avvenuto già nell'ultimo decennio, o magari avverrà nel prossimo, ma il 2020 si trova proprio nel “punto di equilibrio” tra la biomassa e massa prodotta dall'uomo. Si tratta di un valore simbolico, ma che può aiutarci a capire meglio quanto sia stato devastante il nostro impatto e quanto lo sarà nel prossimo futuro, se non inizieremo a consumare e produrre in modo più sostenibile. I dettagli della ricerca “Global human-made mass exceeds all living biomass” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.