Avere amici e partner di una cultura differente aumenta la nostra creatività, aiutandoci a ragionare fuori dagli schemi e migliorando la flessibilità cognitiva. A essere importante non è il numero di amici e/o “compagni romantici” di un Paese straniero avuti nel corso della vita, ma la durata delle relazioni: solo grazie a una frequentazione lunga e approfondita si creano infatti le giuste connessioni in grado di catalizzare la creatività. Lo ha dimostrato un team di ricerca della prestigiosa Scuola di Management MIT Sloan di Cambridge, Massachusetts.

Gli scienziati, coordinati dal professor Jackson Lu, sono giunti a queste conclusioni dopo aver coinvolto circa 2.500 persone con esperienze di lavoro e studio intraculturali e interculturali. Fra esse, 2mila cittadini stranieri che avevano soggiornato e lavorato negli Stati Uniti con una carta J-1successivamente rientrati nei rispettivi Paesi d'origine; 141 impiegati che lavorano negli USA; 115 studenti iscritti a un Master in Business Administration (MBA) e altre 108 persone con una frequentazione acclarata di persone di un altro Paese.

Attraverso specifiche interviste e test per valutare la creatività dei partecipanti, ad esempio l'attribuzione di un nome a un prodotto da mettere in vendita, Lu e colleghi hanno svelato che la creatività era sensibilmente superiore proprio in chi aveva coltivato (e continuava a coltivare) relazioni di amicizia e/o amore con persone di altri Paesi. I risultati migliori in termini di creatività sono stati ottenuti dagli studenti di business che avevano frequentato qualcuno di un'altra cultura durante il corso di formazione. Non c'è da stupirsi, visto che diverse delle materie studiate in questi programmi sono volte proprio a migliorare l'estro creativo. Anche le persone cui è stato chiesto di ricordare un proprio rapporto interculturale hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelle sollecitate a ricordarne uno intraculturale. Infine, i lavoratori professionisti che avevano studiato negli USA e poi erano tornati nei propri Paesi erano quelli ad avere i migliori risultati in termini di innovazione e imprenditorialità.

“Le nostre scoperte – indicano gli studiosi – suggeriscono che le persone non possono semplicemente coltivare le relazioni interculturali a livello superficiale, ma devono invece impegnarsi ad approfondirle. Quando ci si trova in una relazione interculturale, un individuo non deve astenersi dalle differenze culturali, ma piuttosto abbracciarle, perché tali differenze consentono di discernere e apprendere i valori alla base della cultura straniera e della cultura familiare”. “Senza strette interazioni sociali – concludono gli studiosi – può essere difficile per gli individui giustapporre e sintetizzare diverse prospettive culturali per raggiungere l'apprendimento culturale e sviluppare la creatività”.

Gli scienziati, a sostegno del proprio lavoro, hanno fatto anche diversi riferimenti a persone di successo che hanno abbracciato culture differenti dalla propria, come Steve Jobs, Marie e Pierre Curie. Secondo Lu e colleghi frequentare gli stranieri aumenta i “punti di connessione” a disposizione della creatività, regalandoci una maggiore flessibilità cognitiva e la facoltà di uscire più facilmente dalla nostra “scatola”. I dettagli della ricerca, che potrebbe spingere le aziende a migliorare le proprie performance “mescolando” lavoratori con culture differenti, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Applied Psychology.

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