Alcune api quando sono in volo e debbono affrontare un percorso hanno una ‘preferenza' per aggirare gli ostacoli, ovvero virano a destra o a sinistra per evitarli, un po' come essere mancini o destrimani per l'essere umano. La scoperta potrebbe aiutare gli scienziati a indirizzare gli sciami nelle aree protette desiderate, una delle soluzioni sul tavolo per contrastare la moria che da circa un decennio sta interessando la preziosa Apis mellifera, a causa della cosiddetta ‘Sindrome dello spopolamento degli alveari' o CCD, acronimo di Colony Collapse Disorder.

A fare la curiosa scoperta della preferenza ‘direzionale' delle api un team di ricerca del Queensland Brain Institute presso l'Università del Queensland, in Australia, che ha sottoposto questi laboriosi insetti a una serie di esperimenti. Gli studiosi, coordinati dal professor Mandyam (Srini) Srinivasan, hanno innanzitutto determinato che non vi è alcuna predisposizione generale verso una delle due direzioni. “A differenza degli esseri umani, nella maggior parte dei casi destri, alcune api presentano una forte predilezione per la sinistra, altre per la destra, altre ancora invece non hanno alcuna preferenza”, ha sottolineato l'autore principale dell'indagine.

Gli esperimenti sono stati condotti piazzando una barriera nel percorso tra l'alveare e i campi di foraggiamento, con due aperture nel centro per valutare le scelte delle api. Quando le aperture avevano misure diverse, gli insetti preferivano quasi sempre la più grande, e maggiore era lo scarto tra i due fori e superiore era la preferenza per quella più larga, naturalmente per agevolare la fluidità e la sicurezza del volo.

Quando le aperture avevano la medesima ampiezza venivano selezionate con la stessa frequenza; il 55 percento delle api non mostrava alcuna preferenza direzionale, ma nel 45 percento restante una metà si infilava nell'apertura di sinistra, mentre l'altra metà prediligeva quella destra, scegliendo in base al proprio ‘gusto' soggettivo. La polarizzazione verso una delle due direzioni è dunque legata al singolo individuo e non all'intera popolazione delle api. I dettagli della curiosa ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica PloS ONE.

[Foto di Andrea Centini]