Per spezzare la catena dei contagi da coronavirus SARS-CoV2 e contrastare la pandemia di COVID-19 sono entrate a far parte delle nostre vite tre fondamentali misure di base: il distanziamento sociale, l'uso della mascherina laddove richiesto e la costante e certosina igiene delle mani, con acqua e sapone o un gel idroalcolico. Proprio quest'ultima misura sarebbe alla base di una vera e propria ondata di dermatiti e irritazioni alle mani, causate dal ripetuto sfregamento e dall'uso di prodotti a base di alcol. La diffusione di questi disturbi risulta essere particolarmente elevata tra gli operatori sanitari, che hanno un rischio significativamente superiore di entrare in contatto con positivi e potenzialmente tali, ma è significativa anche tra la popolazione generale.

A determinarlo è stato un team di ricerca indiano del Father Muller Medical College, ospedale e centro di ricerca sito a Kankanady (Mangalore), nello Stato del Karnataka. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Monisha Madhumita, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato la perdita di acqua transepidermica o TEWL (acronimo di transepidermal water loss) in un campione di 582 volontari, fra i quali 291 operatori sanitari e 291 soggetti sani della popolazione generale. La TEWL è un fenomeno fisiologico legato all'evaporazione di acqua attraverso gli strati esterni dell'epidermide e rappresenta un indicatore dello stato di idratazione della pelle. Quando il valore è alterato potrebbe compromettere anche la funzione di barriera della pelle, sebbene si tratti di un argomento non ancora provato dall'evidenza scientifica. Più è alto il valore della perdita di acqua transepidermica e maggiore è la secchezza epidermica, associata a irritazione e altri disturbi.

Dall'analisi della TEWL e da altre indagini la professoressa Madhumita e i colleghi hanno osservato che la dermatite delle mani era presente nel 92,6 percento degli operatori sanitari coinvolti e nel 68,7 percento del gruppo "popolazione generale". Basti pensare che prima dell'introduzione delle misure per contrastare il coronavirus SARS-CoV-2 soltanto il 3 percento degli operatori sanitari e il 2,4 percento dei volontari coinvolti aveva riferito di dermatiti alle mani, come indicato in un comunicato stampa. “È stato osservato anche un TEWL medio più alto (pelle secca) nelle donne (65,4 g / m2 · h) e nei professionisti della terapia intensiva (58,2 g / m2 · h), associato alla elevata frequenza del lavaggio delle mani e il continuo sfregamento a base di alcol”, scrivono gli autori dello studio.

“Questa ricerca dimostra l'impatto dell'aumentata frequenza nel lavaggio delle mani, dell'assorbimento e dello sfregamento con prodotti a base di alcol tra gli operatori sanitari e tra la popolazione generale”, ha dichiarato la professoressa Madhumita. Gli scienziati sottolineano l'importanza della corretta igiene delle mani ma allo stesso modo raccomandano di tener conto delle caratteristiche dei prodotti utilizzati e di proporre nuove linee guida sui lavaggi per evitare le dermatiti. “Questa ricerca mostra che ora c'è un'epidemia di malattie della pelle all'interno della pandemia COVID-19. È promettente che questo problema venga riconosciuto e sono entusiasta di vedere come la comunità dermatologica cerchi di trovare potenziali soluzioni al problema”, ha dichiarato la dottoressa Marie-Aleth Richard dell'ospedale universitario di La Timone di Marsiglia (Francia). I dettagli della ricerca sono stati presentati durante l'EADV 2021 Spring Symposium.