Credit: James Barnett
in foto: Credit: James Barnett

Un delfino comune adulto completamente avvolto da una rete da pesca, dalla punta del rostro (il “muso” del cetaceo) alla pinna caudale, come fosse imprigionato in un letale e gigantesco bozzolo. È la drammatica e scioccante immagine diffusa dal veterinario britannico James Barnett, specializzato in mammiferi marini. L'esperto medico, impegnato da decenni a salvare la vita agli animali intrappolati negli oggetti abbandonati dall'uomo in mare, nel corso della sua lunga carriera ha condotto un numero enorme di esami necroscopici sui corpi degli esemplari che non ce l'hanno fatta, come sullo sfortunato delfino dello scatto.

Reti fantasma. La carcassa del delfino comune (Delphinus delphis) fu trovata in Cornovaglia nel dicembre del 2017, tuttavia il dottor Barnett, che lavora presso il Cornish Seal Sanctuary di Gweek, ha deciso di pubblicarla soltanto adesso, per sensibilizzare l'opinione pubblica con una campagna ad hoc sull'estremo pericolo rappresentato da reti, lenze e altra attrezzatura da pesca. Questi oggetti sono infatti vere e proprie trappole mortali per gli animali marini, in particolar modo per cetacei, tartarughe marine e pinnipedi (foche, otarie e simili), che vengono condannati a una morte lenta, atroce e assurda. Si stima che ogni anno finiscano nei mari e negli oceani di tutto il mondo 700mila tonnellate di cosiddette reti da pesca “fantasma”, una quantità enorme che uccide centinaia di migliaia di animali marini, nella stragrande maggioranza dei casi senza che nessuno se ne possa accorgere.

Credit: James Barnett
in foto: Credit: James Barnett

Cucciolo di foca. Oltre alla foto del delfino, il dottor Barnett ne ha condivisa anche un'altra, che mostra un cucciolo di foca grigia (Halichoerus grypus) rimasto intrappolato in un'altra rete da pesca, dal peso di ben 35 chilogrammi. Il veterinario, recentemente omaggiato con una medaglia dalla prestigiosa Zoological Society di Londra per il suo appassionato impegno a tutela della fauna, ha dichiarato al Cornwall Live che le attrezzature da pesca rappresentano la prima causa di morte per i piccoli mammiferi marini che lui esamina in Cornovaglia. La plastica, infatti, viene trovata soprattutto negli stomaci degli uccelli marini, tartarughe, capodogli e altri grandi cetacei odontoceti (come gli zifidi) che la scambiano per prede naturali. Foche e delfini muoiono invece annegati a causa delle attrezzature da pesca, poiché una volta in trappola non possono tornare in superficie a respirare. Mentre provano a liberarsi dalle letali spire delle reti si procurano ferite agghiaccianti, che rendono ancor più drammatica la loro agonia, della quale l'uomo è l'unico responsabile.