L'aspirina potrebbe essere una preziosissima alleata contro il rischio di crescita – e dunque di rottura – di un aneurisma intracranico. L'uso del famoso farmaco antiinfiammatorio, infatti, è stato associato a una significativa riduzione nella crescita di aneurismi monitorati per anni, di conseguenza la somministrazione di aspirina potrebbe essere un potenziale e benefico approccio terapeutico per tutti quei pazienti ai quali sono stati diagnosticati aneurismi. A determinare questa associazione tra l'acido acetilsalicilico (il nome del principio attivo dell'aspirina) e gli aneurismi è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università dell'Iowa, Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Ospedale Universitario Thomas Jefferson di Philadelphia, del Dipartimento di Neurochirurgia dell'Ospedale Universitario di Tokyo e dell'Università di Hiroshima.

Gli scienziati, coordinati dal professor David M. Hasan, docente presso il Dipartimento di Neurochirurgia dell'ateneo di Iowa City, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente i casi di 146 pazienti, con un totale di 375 aneurismi diagnosticati. Prima di soffermarci sullo studio è doveroso spendere qualche riga su cosa sono gli aneurismi e su come si trattano. Gli aneurismi intracranici sono dilatazioni dei vasi cerebrali, che rischiano di rompersi scatenando un'emorragia potenzialmente fatale. Normalmente quelli più piccoli (di pochi millimetri) vengono tenuti sotto controllo dai medici senza alcun intervento; quelli considerati più a rischio vengono trattati. Maggiori sono le dimensioni di un aneurisma, superiore è il rischio che possa rompersi. Alcuni aneurismi possono crescere in dimensioni col passare del tempo, aumentando di conseguenza il rischio di emorragia. Al momento non esiste alcun farmaco in grado di ostacolare il processo di crescita degli aneurismi, per questo Hasan e colleghi hanno voluto verificare se l'aspirina, grazie alla sua azione antinfiammatoria, potesse avere qualche effetto benefico in tal senso.

Come indicato, gli scienziati hanno monitorato i casi di 146 pazienti, tutti finiti in cura per la presenza di un aneurisma primario che si era rotto o era considerato a rischio. Dalle analisi delle immagini cerebrali. Hasan e colleghi hanno rilevato la presenza di altri 229 aneurismi con dimensioni comprese tra i 2 e i 5 millimetri, che hanno monitorato dal 2009 al 2019 per un periodo di follow-up medio di circa 5 anni. Tra questi 229 aneurismi, in 24 (circa il 10 percento) si sono accresciuti in dimensioni durante il monitoraggio, ma nessuno si è rotto. Per capire se vi fossero fattori di rischio o protezione per l'aumento in dimensione degli aneurismi Hasan e colleghi hanno condotto uno studio statistico incrociando vari parametri, come l'uso di aspirina (81 milligrammi al giorno) e di un altro farmaco anticoagulante, la posizione dell'aneurisma, il sesso, l'età e la storia medica del paziente e altro ancora.

Incrociando tutti i dati è emerso che tra i fattori associati alla crescita dell'aneurisma vi erano l'ipertensione, la rottura dell'aneurisma primario, l'uso di droghe e la malattia renale policistica. Per quanto concerne la protezione, l'unico fattore associato a una significativa riduzione della crescita dell'aneurisma è stato proprio l'uso di aspirina. “Questo studio è molto promettente, in quanto delinea per la prima volta il potenziale effetto terapeutico dell'aspirina nel ridurre la crescita dell'aneurisma. Se dimostrato in uno studio più ampio, questo potrebbe offrire il primo, economico, efficace agente terapeutico da banco che potrebbe arrestare la crescita dell'aneurisma e prevenire la rottura. Molte persone in tutto il mondo potrebbero trarne beneficio”, ha dichiarato il professor Hasan. Va tenuto presente che si è trattato di uno studio di osservazione e andranno effettuate indagini più approfondite e con un maggior numero di pazienti per tutte le conferme del caso. I dettagli della ricerca “Aspirin associated with decreased rate of intracranial aneurysm growth” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Neurosurgery.