Alle 05:03 ora italiana di lunedì 10 febbraio la sonda Solar Orbiter – o SOLO – dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata lanciata con successo nello spazio. Il satellite raggiungerà il Sole entro due anni, dopo aver compiuto alcune fionde gravitazionali grazie alla Terra e a Venere per risparmiare carburante e acquisire la massima accelerazione/velocità. La sonda si avvicinerà fino a 0,28 unità astronomiche dalla superficie della stella, ovvero 42 milioni di chilometri (una UA è la distanza che separa il Sole dal nostro pianeta, circa 150 milioni di chilometri). Non è un record, visto che la sonda Parker Solar Probe della NASA arriverà fino a 6 milioni di chilometri, ma grazie alla peculiare inclinazione dell'orbita Solar Orbiter potrà analizzare i poli come non è mai stato fatto in precedenza. Giunta in posizione, grazie ai suoi sensibilissimi strumenti studierà le particelle del vento solare, il campo magnetico, il plasma, le macchie solari e altre caratteristiche della stella, che ci aiuteranno a avelarne diversi segreti.

La sonda Solar Orbiter. Credit: ESA
in foto: La sonda Solar Orbiter. Credit: ESA

Il lancio

Il lift-off, termine tecnico per indicare il distacco dalla piattaforma di lancio, è avvenuto alle 05:03 ora italiana dal John F. Kennedy Space Center (KSC) di Cape Canaveral della NASA. L'Agenzia aerospaziale americana, con il contributo della United Launch Alliance (ULA), ha fornito il razzo lanciatore Atlas V che ha portato nel cielo la sonda Solar Orbiter. Il distacco del carico dal secondo stadio del razzo è avvenuto a circa 240 chilometri di quota; poco dopo la sonda ha spiegato i pannelli solari e ha ufficialmente iniziato la sua lunga, avventurosa cavalcata verso il cuore del Sistema solare. Come indicato, non sarà un viaggio diretto, ma saranno sfruttate le fionde gravitazionali per raggiungere l'assetto desiderato dagli scienziati. Saranno tentate anche manovre mai effettuate prima.

Lo scopo della missione

L'obiettivo della Solar Orbiter è raccogliere dati preziosi – molti dei quali inediti – dalla stella, che non solo ci aiuteranno a comprendere meglio fenomeni non ancora del tutto chiari, ma anche a proteggerci dalle tempeste geomagnetiche scaturite dal vento solare proiettato da brillamenti ed eruzioni solari. Capire come si comportano le particelle scagliate dalla stella, i campi magnetici (molto intensi ai poli, dove verranno studiati da un punto di vista senza precedenti) e i fenomeni fisici che governano il plasma è di fondamentale importanza per prevedere il “meteo solare” e tutelarci in caso di eruzioni particolarmente violente. Le particelle scagliate dal Sole, infatti, non solo sono alla base delle spettacolari aurore polari, modellate dal campo magnetico terrestre, ma possono anche danneggiare sistemi di comunicazione e navigazione, oltre che "friggere" i satelliti. Un fenomeno noto come evento di Carrington (verificatosi nel 1859) fece prendere fuoco ai telegrafi; nel mondo ipertecnologico di oggi una simile ondata di particelle solari potrebbe avere esiti catastrofici. Ecco perché è importante studiare e comprendere la nostra stella con quanti più strumenti possibili.

Gli strumenti della sonda: orgoglio italiano

La sonda Solar Orbiter è equipaggiata con dieci strumenti scientifici, ciascuno dei quali specializzato in un campo. Iniziamo da quelli con l'Italia protagonista: il principale è il coronografo METIS, messo a punto dall’Istituto nazionale di Astrofisica (INAF) e dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) col contributo di scienziati provenienti da numerosi atenei. È stato costruito presso la Ohb Italia di Milano e la Thales-Alenia Space Italy di Torino, grazie anche a specialisti e componentistica esteri. In parole semplici, il METIS è progettato per simulare gli effetti di un'eclissi (con un occultatore) e studiare così la corona della stella, analizzando le espulsioni di massa coronale, la velocità del vento solare e altre caratteristiche. Lo SWA (Solar Wind plasma Analyser) del Mullard Space Science Laboratory fiuterà le caratteristiche degli ioni del vento solare, determinando velocità, temperatura e densità degli stessi. Il suo cuore elettronico è stato sviluppato da alcune aziende italiane. Lo STIX (Spectrometer/Telescope X-ray) realizzato in Svizzera è uno spettrometro-telescopio che opera nei raggi X, specializzato nell'analisi di particelle del plasma solare, con particolare attenzione a quelle scaturite dai brillamenti. In questo caso l'Italia ha contribuito nella progettazione del software che lo guida. Tra gli altri strumenti ricordiamo il MAG (MAGnetometer) dell'Imperial College di Londra, che analizzerà nel dettaglio il campo magnetico dell'eliosfera con una precisione senza precedenti; lo SPICE (SPectral Imager of the Coronal Environment) dell'Institut d'Astrophysique Spatiale della Francia, una fotocamera che eseguirà analisi spettroscopiche del plasma coronale nell'ultravioletto; e l'EUI (Extreme Ultraviolet Imager) del Centre Spatial de Liège (Belgio), un'altra fotocamera ultravioletta che catturerà immagini dell'atmosfera solare oltre la fotosfera.

L'ESA collaborerà a stretto contatto con la NASA, e unendo i dati delle sonde Solar Orbiter e Parker Solar Probe, oltre a quelli del nuovissimo telescopio solare “Daniel K. Inouye Solar Telescope” (DKIST) del National Solar Observatory, potremo svelare molti segreti della nostra stella, alla base della vita sulla Terra.