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Adesso tocca ammetterlo, in quanto a conoscenza del nostro pianeta siamo di gran lunga più impreparati di quanto potessimo anche solo immaginare; quello che ci consola è che ad ignorare l'esistenza di circa 8 specie su 10 di tutti gli esseri viventi che popolano il pianeta, non sono soltanto i profani ma anche gli addetti ai lavori, coloro che si occupano della tassonomia biologica, ovvero della classificazione degli organismi. Colpa non solo del nostro mondo, troppo ricco senza ombra di dubbio, ma anche della mancata ricerca nel settore che, negli ultimi decenni ha perso sempre più finanziamenti e menti all'opera: gli investimenti son stati, per lo più, dirottati verso la genetica, perdendo così la possibilità di poter approfondire questo tipo di studi che, tuttavia, potrebbe risultare di grande aiuto per lo sviluppo e per il progresso.

Nel corso della sua lunga storia, infatti, l'umanità ha potuto raggiungere significativi risultati in termini di benessere grazie anche alla conoscenze portate dalla biologia riguardo alle specie che lo circondavano: è stato possibile sviluppare ed incrementare produzioni agricole più resistenti grazie ad innesti ed ibridazioni, ad esempio, discorso che potrebbe rivelarsi decisamente utile di questi tempi con la popolazione mondiale in crescita e il bisogno di creare cibo per tutti.

Finalmente, una ricerca portata avanti dall'Univeristà canadese Dalhousie di Halifax, è riuscita a fare luce, quanto meno, sui numeri: sarebbero 8,7 milioni le specie viventi che coabitano con noi sul pianeta, di cui l'86% di quelle terrestri e il 91% di quelle acquatiche ci sono sconosciute. Dato che comprende animali terrestri, marini, funghi e muffe, piante ed alghe, organismi monocellulari, ma non batteri ed insetti che, tuttavia, costituiscono da soli l'85% del totale delle forme di vita della Terra. Questa "scoperta" squarcia finalmente le tenebre su un enigma che era risultato insolubile per gli scienziati di ogni epoca; ma come è stato possibile giungerci se, tuttavia, tali specie continuano a non essere conosciute né da noi né, tanto meno, dai biologi?

Grazie alla matematica; era infatti impensabile aspettare gli infiniti tempi di scoperta di ogni singola specie, per poter catalogare e iniziare a stilare dei dati numerici. Tanto più che, nelle attuali condizioni di salute del nostro pianeta, con l'estinzione che inevitabilmente incalza sempre più rapidamente, poter già semplicemente conoscere questo numero, può rivelarsi uno strumento indispensabile per poter preservare la vita e tutta la sua varietà sulla Terra. Ci si è giunti grazie ad una proporzione: partendo dalle grosse categorie ben conosciute, ad esempio i mammiferi, contando quante sono le specie in esse contenute, il risultato finale è dato dal medesimo rapporto tra le altre categorie e le specie ad esse interne, la cui stragrande maggioranza non è stata ancora individuata e classificata.

Il metodo ha riscosso immediatamente grande successo nel mondo accademico e scientifico: non resta che augurarsi che queste percentuali di specie a noi sconosciute possano calare nel giro dei prossimi anni, affinché la ricerca ed il sapere non si fermino. Innumerevoli, infatti, i benefici che potrebbero derivare da un'esatta e puntuale conoscenza scientifica del mondo che ci circonda. Questo è importante che venga compreso. (fonte Repubblica)