Se vi diciamo che lo zucchero è responsabile della carie ai denti non vi stiamo comunicando alcuna grande novità: è un fatto noto alla medicina da decenni e, più o meno da quanto è stato chiarito, un settore della ricerca scientifica si è occupato di trovare delle valide alternative che, senza sacrificare quel sapore divenuto ormai per noi irrinunciabile, consentissero di non incorrere negli effetti collaterali noti a tutti. O almeno così credevamo.

L'archivio segreto

Quello che infatti nessuno sapeva, certamente, è quanto hanno scoperto i ricercatori della University of California San Francisco indagando in un deposito segreto di documenti che rivelano come il National Institutes of Health statunitense abbia lavorato a stretto contatto con l'industria dolciaria per sviluppare un programma di ricerche federali finalizzate a trovare additivi diversi dallo zucchero per prevenire l'insorgere di carie nei bambini americani. Un'analisi storica degli incartamenti in questione, infatti, rileva la presenza di forti pressioni da parte dei "giganti" dello zucchero che, per molti anni, avrebbero orientato e manipolato gli studi sull'argomento. Il lavoro è stato reso noto attraverso un paper pubblicato da PLOS Medicine.

Ridurre lo zucchero?

Un archivio di 319 documenti provenienti da diverse industrie – e recentemente venuti alla luce da una raccolta della University of Illinois – mette in luce come un’organizzazione commerciale rappresentante l’industria dello zucchero attraverso 30 membri internazionali aveva già abbondantemente accettato la consapevolezza che lo zucchero causasse danni ai denti nei primi anni ’50. Ne era derivata l’adozione di una strategia finalizzata a ridurre il più possibile questo problema. Nel frattempo, però, già nel 1969 il National Institutes of Health aveva concluso che l’unico modo possibile era quello di ridurre drasticamente il consumo di zucchero, cosa «teoricamente possibile» ma decisamente poco pratica come misura di sanità pubblica.

Ricerche "deviate"

L’analisi dei dati, insomma, mostra che sul finire degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70 tutti sapevano che era lo zucchero la sola ed unica causa della carie ai denti dei bambini: tuttavia l’industria dello zucchero, in collaborazione con altri gruppi del settore alimentare, ha continuato a finanziare ricerche finalizzate a deviare l’attenzione dal questo aspetto innegabile, concentrandosi invece su enzimi che rovinano la placca dentaria o su un improbabile vaccino contro la stessa carie.

Il fallimento dei programmi di prevenzione nazionale

Le carte parlano di pressioni subite dal National Institute of Dental Research, ossia l’istituto che negli USA gestisce anche l’assegnazione dei fondi nell'ambito della ricerca dentaria, per influenzarne le priorità  e pilotare gli studi in una direzione tale che non danneggiasse gli interessi dei grandi produttori di zucchero. Il tutto si è tradotto in un fallimento su larga scala del National Caries Program, avviato nel 1971 con l’obiettivo di prevenire l’insorgere di carie nei bambini come negli adulti. Gli autori hanno definito il programma «un’occasione mancata»: se, come sostengono, il 78% delle indicazioni impartite dall’industria dello zucchero vennero incorporate nel National Caries Program ne hanno ben d’onde.

La carie è decisamente prevenibile ma, ciononostante, resta uno dei disturbi cronici tra i bambini americani in accordo con i dati del Centers for Disease Control and Prevention che indicano che oltre la metà di essi presenta (o presenterà) delle cavità all'interno dei propri denti da adulti. Nel 15,6% dei casi, per persone di età compresa tra i 6 e i 19 anni, la carie non viene curata, cosa che può causare infezioni, ascessi e perdita precoce dei denti.