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Coronavirus
20 Luglio 2020
13:49

“La varicella è un virus”: la dichiarazione che state condividendo tutti non è di Antony Fauci

Un messaggio falsamente attribuito all’immunologo Antony Fauci è diventato virale negli Stati Uniti e in Italia. Il testo, che prova a tracciare paralleli tra gli studi su varicella, herpes, HIV e Covid-19, non è però stato scritto dal medico ma da un utente senza competenze su Facebook.
A cura di Marco Paretti
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Nelle ultime ore in Italia ancor più che negli Stati Uniti – da cui è in realtà partita la scintilla virale – si sta diffondendo sui social un testo sul coronavirus, sui virus in generale e sulla necessità di prendere semplici precauzioni per proteggere se stessi e chi ci circonda. Nella quasi totalità dei post in circolazione questo testo è firmato da Antony Fauci, immunologo statunitense e direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. È una delle figure chiave dell'attuale pandemia di coronavirus che, però, non ha mai scritto quelle parole. Lo ha fatto, invece, una donna americana pubblicando un post lo scorso 14 giugno che esordiva con "Ecco la mia opinione". E che qualcuno ha ben pensato di prendere e attribuire a Fauci.

L'origine del messaggio va infatti ricercata in quel post pubblicato il 14 giugno da Amy Wright, un utente di Facebook che ha voluto dire la sua sulle persone che continuano a definire il coronavirus "solamente un virus". È un messaggio lungo che somiglia a molte riflessioni simili scritte sui social da utenti non specializzati – la Wright non è una infettivologa né una dottoressa – e che prova a tracciare paralleli tra gli studi su varicella, herpes, HIV e Covid-19 per spiegare che ci vorranno anni prima di comprendere gli effetti del virus. Lo fa, come da incipit, pubblicando le sue opinioni, che appunto sono quelle di una persona che non ha nulla a che vedere con la virologia.

Il post sarebbe finito nel calderone delle migliaia di contenuti simili se qualcuno a un certo punto non avesse ben pensato di copiare l'intero testo e attribuirlo ad Antony Fauci. Così, complici i meccanismi social, in pochi giorni il messaggio è stato ripreso da molti utenti negli Stati Uniti e persino da qualche testata locale, che ha riportato la dichiarazione attribuendola a Fauci. E alimentando ulteriormente la confusione. Nelle ultime ore qualcuno deve poi aver tradotto il messaggio in italiano, portando a un'esplosione virale del testo anche in Italia: attualmente sono centinaia di migliaia le condivisioni di una dichiarazione falsamente attribuita a Fauci che viene condivisa e copia incollata sulle bacheche degli utenti italiani.

Con l'immunologo, però, il testo non ha niente a che vedere. La Wright non si è nemmeno ispirata a qualche dichiarazione del medico americano per la scrittura del suo post né lo ha citato all'interno del testo. Non ci sono motivazioni dietro l'associazione dei due elementi, se non la volontà di realizzare una bufala virale. "Ho visto persone che hanno attribuito questo messaggio al Dottor Fauci" ha scritto la donna in un commento. "Una cosa è condividere i pensieri di un'altra persona con cui si è allineati, ma le persone che originariamente hanno deciso di aggiungere questa attribuzione… la motivazione dietro a questa decisione mi confonde".

La Wright ha poi aggiunto nei commenti del post – ormai altrettanto virale con 10.000 condivisioni – che avrebbe aggiornato le informazioni non corrette all'interno dello stesso. "Per le persone che vogliono sapere se queste informazioni sono state verificate, vorrei solo dire che le sole cose che possono essere categorizzate come fattuali nella mia opinione pubblicata qui sopra sono le liste dei sintomi delle malattie conosciute" ha scritto la donna. "I sintomi possono essere facilmente verificati su innumerevoli siti web. I sintomi associati al coronavirus sono stati riportati come trend ricorrenti ma non credo che facciano parte di una situazione ricorrente. Il senso del mio discorso è che stiamo ancora imparando e sarebbe saggio ascoltare gli esperti e praticare cautela". E non associare dichiarazioni di persone senza competenze a figure competenti.

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